La scena del delitto con il corpo di Franca Ganassi coperto da un lenzuolo
La scena del delitto con il corpo di Franca Ganassi coperto da un lenzuolo

Reggio Emilia, 1 luglio 2020 -  Davanti agli inquirenti marocchini, dapprima nega ogni responsabilità. Nega di aver ucciso e violentato Franca Ganassi. Ma poi, torchiato e messo davanti all’evidenza delle prove del Dna, Moustapha Bouzendar crolla. Ammette di essere stato sul luogo del delitto, e confessa solo a metà i reati che gli sono contestati.

"Io la violentai, ma non l’ho uccisa io". E parla di un italiano che sarebbe stato con lui e che lui addita come responsabile dell’omicidio: "Con lui avevo già bevuto e usato droga". Mentre il marocchino, stando al suo racconto, si sarebbe solo limitato all’abuso sessuale.
Gli investigatori marocchini, però, non gli credono: e concordano con la ricostruzione di quelli italiani - i carabinieri di Reggio coordinati dal pm Maria Rita Pantani -, ritenendo che non ci fosse alcun altro responsabile se non Bouzendar, per la morte di Franca Ganassi, uccisa e rimasta un caso irrisolto, fino a quando nello scorso autunno le indagini lo hanno inquadrato come presunto responsabile, culminando nell’arresto nella sua patria di origine.

È un verbale da brividi, quello di cui è venuto in possesso il Carlino: redatto in arabo, si tratta di un rapporto della polizia giudiziaria di Casablanca, indirizzato al procuratore di Casablanca, che contiene gli estratti dell’interrogatorio a cui è stato sottoposto Bouzendar, e in cui lui ha spiegato la sua versione. Prima ha negato tutto. Poi ha fatto una parziale, per quanto pesante, ammissione.

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"Ero in un bar a Scandiano, ho incontrato un amico marocchino per qualche minuto e poi un mio amico italiano. Con quest’ultimo abbiamo bevuto e poi siamo andati nel parco, dove abbiamo sorseggiato alcolici e preso cocaina che mi ha dato lui". Bouzendar racconta che in quel momento nel parco, "dov’eravamo tra le 20 e le 21", è passata Franca Ganassi: "Era vestita in modo pesante e aveva il capo coperto da un cappuccio perché c’era molto freddo e stava anche nevicando. Il mio amico italiano l’ha colpita sulla testa tante volte con un oggetto tagliente.

Lei è caduta a terra: io le ho tirato giù i pantaloni fino al ginocchio. Poi mi sono buttato sopra di lei e l’ho violentata esternamente, da dietro.
Lei perdeva sangue a causa dei colpi ricevuti sulla testa. Poi sono andato via senza vedere come lei stesse. Mentre lì è rimasto il mio amico italiano, che ha rubato quello che c’era nella borsetta. Poi l’abbiamo lasciata dietro una siepe alta", ha raccontato. "Non sapevo che fosse morta. L’ho saputo solo il giorno dopo".

E dice che, dopo aver saputo del clamore suscitato dalla morte della donna, lui è tornato in Marocco a bordo di un pullman. Persino gli investigatori marocchini non riescono a mostrare distacco emotivo, rispetto alla violenza così brutale e gratuita che lui ricostruisce. E gli chiedono: "E se nel parco, al posto di Ganassi, fosse passata un’altra donna?".

"Avremmo fatto le stesse cose - è la sua risposta -. Avevamo bevuto e usato droga, abbiamo perso il controllo". Ma gli investigatori marocchini non credono affatto a questa ricostruzione. E, nelle conclusioni, scrivono che alla luce degli accer tamenti svolti non esiste alcun italiano corresponsabile. Secondo loro, l’unico colpevole della morte della donna è lui, alla luce delle prove biologiche.