Reggio Emilia, 23 novembre 2021 - "Un giudice non ha poteri di chiaroveggenza, non può sapere ciò che accadrà dopo, stante la imprevedibilità delle reazioni umane", è la difesa del tribunale di Reggio Cristina Beretti, sul caso di Juana Cecilia Loayza, uccisa dall'ex compagno Mirko Genco, che era libero con la condizionale dopo il patteggiamento a 2 anni di reclusione per lo stalking proprio contro Juana.

Quanto accaduto "in ambito giudiziario non è altro che ciò che accade in decine e decine di processi per reati analoghi". Pm e giudici "applicano la legge, applicano misure cautelari richieste dal Pm calibrando le scelte a seconda del caso concreto, condannano alla pena che appare equa in relazione al caso sottoposto al loro vaglio".

Le valutazioni che un giudice è chiamato a compiere "devono essere le stesse per tutti: comprensione del contesto, accertamento del fatto, applicazione della norma. Diversamente - continua Beretti - si dovrebbero prevedere categorie di autori per i quali i principi costituzionali non sono applicabili e, questo, è contrario ad un sistema penale di una società liberal democratica". L'indagato, Mirko Genco di Parma "era persona priva di precedenti penali", ricorda Beretti. "È stato sottoposto a misura cautelare, gli è stata applicata la pena di due anni di reclusione, aveva iniziato la frequentazione di un centro di recupero, condizione necessaria per poter avere la sospensione condizionale della pena", conclude la nota di Beretti.

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Intanto si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'udienza di convalida Mirko Genco, reo confesso dell'omicidio della 34enne Cecilia Juana Hazana Loayza. La Procura ha chiesto la convalida del fermo del giovane che attualmente si trova in carcere. Il gip Silvia Guareschi si è riservata per la decisione. "Non credo ci saranno sorprese, sicuramente verrà convalidato e sarà confermata la misura cautelare in carcere", ha detto al termine dell'udienza l'avvocato difensore di Genco, Alessandra Bonini. Che ha spiegato di "non aver chiesto misure alternative, non ci sono
presupposti e neppure chi sarebbe in grado di ospitarlo a casa per gli eventuali domiciliari". Sulla decisione di non fare dichiarazioni, il legale poi ha detto che "era inutile ripetere quanto già detto, la sua confessione era già stata esauriente".

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