GABRIELE GALLO
Cronaca

Pallacanestro Reggiana, si gira: "Il mio docufilm sui biancorossi per i 50 anni della loro storia"

Il regista internazionale Massimiliano Finazzer Flory ha già iniziato le riprese in città "Ho scelto questo progetto perché raccontare il basket è anche fare memoria".

Pallacanestro Reggiana, si gira: "Il mio docufilm sui biancorossi per i 50 anni della loro storia"

Pallacanestro Reggiana, si gira: "Il mio docufilm sui biancorossi per i 50 anni della loro storia"

La Pallacanestro Reggiana celebrerà il suo mezzo secolo di vita anche con un film, e a dirigerlo sarà un regista di respiro internazionale, Massimiliano Finazzer Flory: grande appassionato di palla a spicchi, tra l’altro.

Nella sua carriera ha ideato alcuni spettacoli imperniati sul rapporto tra letteratura, filosofia, arte e musica, con attenzione particolare alle figure di Dante e Virgilio. Pur essendo un vecchio aficionados dell’Olimpia Milano, il cineasta friulano (è nato a Monfalcone nel 1964) dopo aver accettato la proposta del sodalizio di via Martiri della Bettola, ha cominciato ad appassionarsi pure alle gesta di Michele Vitali e compagni, assistendo già a diverse partite della squadra cittadina di basket, comprese quelle della recente Final-Eight di Coppa Italia.

Un modo per calarsi ancora meglio nella realtà che andrà a raccontare nel docufilm; sua seconda opera dedicata al mondo del basket dopo ’Un coach come padre’, incentrato sulla figura del grande allenatore Sandro Gamba, proiettato anche a Reggio, al cinema Al Corso.

Il mese prossimo Flory porterà negli Usa il film su Gamba, per un progetto in collaborazione col Ministero degli Esteri, alla luce anche dei premi vinti negli Stati Uniti dal film nei festival dedicati al cinema sportivo.

Flory, come sarà strutturato il film sulla Pallacanestro Reggiana?

"Sarà un docufilm e di ampio respiro, della durata di un mediometraggio. I dettagli verranno spiegati in una conferenza stampa a cura della società, e per correttezza non voglio anticipare nulla. Però l’idea dell’opera è giocata su quattro P: Pallacanestro, Paesaggio, Passioni, Persone".

Quando è nata l’idea?

"È una proposta che la presidente Veronica Bartoli mi ha fatto la sera in cui, a Reggio, fu proiettato il mio film su Sandro Gamba a marzo 2023. Al termine mi ha avvicinato e mi ha chiesto se sarei stato disponibile a realizzare qualcosa di simile per i 50 anni della Pallacanestro Reggiana. Le ho detto che mi sarei preso un po’ di tempo per studiare la storia della società, documentarmi al meglio".

E quando ha deciso di accettare?

"A dicembre 2023, dopo aver visto il progetto della Casa Biancorossa. Un’opera straordinaria, che guarda al futuro e mi ha fatto capire quanto la proprietà ami il basket e la città investendo anche in un docufilm e lasciandomi carta bianca per l’aspetto creativo".

Lei ha ideato e diretto opere dedicate a Dante e Virgilio, come mai ora si sta dedicando alla pallacanestro?

"Per passione personale innanzitutto: vengo dal Friuli, terra di basket, ci gioco ancora da amatore, lo praticano i miei figli inoltre, siccome non si deve mai mentire sulle passioni, posso definirmi un tifoso sfegatato della Olimpia Milano. Ma devo dire che conoscendo, giorno dopo giorno, la Pallacanestro Reggiana, la proprietà e l’ambiente, l’amore dei reggiani verso la loro squadra, mi sto affezionando anche ad essa. Ho goduto moltissimo quando ha battuto la Virtus a gennaio in campionato, quando ero lì anche in veste professionale, e giovedì scorso alla Final-Eight. Tutto questo premesso io penso che il basket non è solo uno sport, ma filosofia pura".

Accostamento ardito…

"Ma reale: l’Uomo lotta col tempo e contro di esso, come i cestisti. Il basket si gioca con le mani ed esse, diceva Kant, sono il nostro secondo cervello. Mi creda, la pallacanestro è una declinazione del sapere umanistico: se fosse musica sarebbe Jazz, se fosse arte il futurismo".

E il connubio basket-cinema?

"Il regista è il playmaker di una squadra, senza il collettivo che lo aiuta, sarebbe nulla. Raccontare il basket è anche fare memoria, parlare di grandi uomini come Sandro Gamba o di società che hanno lasciato un segno come la Pallacanestro Reggiana".

Ha accettato di celebrarla anche per questo?

"È una realtà presente da oltre 40 anni nell’elite, figlia di una provincia che non se la tira e lavora sodo. Che ha avuto giocatori americani eccezionali anche come maestri di vita, come Mike Mitchell, o che hanno creato un collegamento generazionale ed emozionale pensando a Joe e Kobe Bryant. E adesso è guidata da una proprietà appassionata e generosa in tutti i sensi".

Ha già iniziato a girarlo?

"Sì, e a sentire anche qualche protagonista, non solo ex giocatori o dirigenti. Poi mi sarà utilissimo l’archivio del Resto del Carlino, che rappresenta certamente un punto di riferimento per chi vuole raccontare la Storia della Pallacanestro Reggiana".