Paolo Bellini, la 'Primula Nera' dalle mille vite e volti

Paolo Bellini, autotrasportatore, ladro, sicario della 'ndrangheta e collaboratore di giustizia, è stato arrestato a Firenze nel 1981. La sua carriera criminale è finita per mano della sua ex moglie, che lo ha tradito.

Paolo Bellini, la 'Primula Nera' dalle mille vite e volti

Paolo Bellini, la 'Primula Nera' dalle mille vite e volti

di Daniele Petrone

Autotrasportatore di frutta e verdura, ladro di mobili, suggeritore di Cosa Nostra, sicario al servizio delle cosche della ’ndrangheta, uomo dell’eversione nera, confidente dei servizi segreti e collaboratore di giustizia. Paolo Bellini è l’uomo dalle mille vite e volti, da un infinito curriculum efferato. Un romanzo criminale ricco di misteri e per certi versi di fascino che parte da Reggio dove nacque la ‘Primula Nera’, appellativo che ha sempre rifiutato tra tante contraddizioni ("Non ho mai avuto a che fare col terrorismo, sono un anarchico di destra, ma l’altro giorno ho votato Dc", disse in un’intervista, la prima rilasciata al Carlino nel maggio 1990). Figlio di Aldo, un ufficiale della Folgore nostalgico del ventennio mussoliniano, e di Angiolina. Un fratello e sei sorelle. La famiglia era originaria di Viadana, nel mantovano, ma il padre si trasferì a Quattro Castella dopo alcuni affari andati male. Comprò un terreno a Puianello, alla Mucciatella (nome che spesso accompagnerà l’appellativo di killer di Bellini) dove aprirono un hotel ristorante di lusso per i tempi, con piscina e campo da tennis.

Affari d’oro fino a metà degli anni ’70, poi i conti naufragano e il locale viene chiuso. E qui inizia lo spietato pedigree di Bellini. Prima di sparare senza ucciderlo, il 22 settembre del ’76, a Paolo Relucenti, commerciante d’auto di origini romane e amante della sorella Maurizia (per il tentato omicidio sarà condannato a nove anni di carcere) si macchiò – il 12 giugno del’ 75 – del celebre assassinio di Alceste Campanile, militante di Lotta Continua, gruppo di estrema sinistra e che tra l’altro fu commilitone di Bellini nel Fronte della Gioventù. "Stavano organizzando un attentato contro la mia famiglia", si giustificò nel ’99 quando Bellini, dopo essere stato arrestato, in seguito ad una sparatoria, nel ristorante del suocero (a Capriolo, dove conobbe la moglie Maurizia Bonini) confessò di essere l’autore insieme ad una dozzina di delitti.

Ma prima d’allora, di lui si persero le tracce fino al 15 febbraio ’81 quando i carabinieri lo arrestarono a Pontassieve di Firenze, fermando un camioncino sospetto. Dentro ci sono due ladri e ricettatori di mobili antichi. Uno di questi è Roberto Da Silva, 29 anni, nato a Rio de Janeiro. Alias Paolo Bellini. L’esame dattiloscopico aveva scoperto la sua falsa identità da scaltro latitante di primo pelo, risolvendo quello che per i giudici sembrava essere un rompicapo pirandelliano. Venne ribattezzato "il brasiliano della Mucciatella"; Bellini infatti raccontò più volte che fosse "tra i pochi ben accetti nelle favelas" dove accompagnava i turisti come guida. Ha fatto anche questo. Con lui poi su quel furgone fermato a Firenze c’era anche "l’amico" Giuseppe Fabbri, freddato dallo stesso Bellini il 10 gennaio del 1988. L’ennesimo omicidio dalla quale venne assolto (ma poi confesserà anche questo). La libertà gli permise di compierne altri anche per conto dei clan di ’ndrangheta (gli omicidi del ’92 per il quale è stato condannato: in successione freddò Domenico Trusciglio, Paolo Lagrotteria a Cutro e Mimmo Lucano) ma anche per i suoi traffici legati ai mobili antichi (nel Po venne trovato il corpo del rubierese 39enne Graziano Iori). E poi ancora gli omicidi di Giuseppe Abramo e quello "per errore" del giostraio Oscar Truzzi. Nel ’98 fu protagonista della bomba lanciata al Bar Pendolino (che causò ’solo’ feriti). In mezzo a ciò, tante altre storie incredibili, dall’infiltrazione in Cosa Nostra come confidente dei servizi segreti nella stagione delle scandalose trattative Stato-Mafia e persino nel ’dossier Mitrokhin’ per alcuni suoi contatti col Kgb, i servizi segreti russi. E soprattutto la strage di Bologna per il quale in passato venne più volte sentito. Poi indagato e condannato all’ergastolo.

La storia di Bellini finisce dov’è iniziata, a Reggio. Nella sua vita è riuscito a scampare ad agguati e a vivere in ambienti di tutto il mondo dove la morte era sempre ad un soffio, ma alla fine la sua carriera criminale è finita – forse per sempre – per mano di uno dei suoi pochi affetti. “Tradito“ dall’ex moglie (che sarebbe stato pronto a uccidere), da lei riconosciuto nel filmato di un turista girato alla stazione quel maledetto 2 agosto del 1981...