Reggio Emilia, il paracadutista atterrato allo stadio (Foto LaPresse)
Reggio Emilia, il paracadutista atterrato allo stadio (Foto LaPresse)

Reggio Emilia, 21 ottobre 2019 - «Ho avuto paura e quello era l’unico quadratino verde che vedevo da lassù». Sono momenti. Attimi concitati. Pochissimi secondi in cui, in caduta da più di mille metri d’altezza, bisogna prendere una decisione potenzialmente fatale. Ed è così che Antonio Marino, 36 anni, controllore di volo all’aeroporto di Linate, descrive la sua scelta di atterrare proprio lì, sul pratino verde del Mapei Stadium, durante Sassuolo-Inter (foto), davanti a quasi 18mila spettatori.

AGGIORNAMENTO / Paracadutista atterrato in campo: daspo e denuncia

Antonio Marino, cosa è successo lassù?
«Non voglio dipingerla come una situazione più drammatica di quanto non fosse, ma mi trovavo in difficoltà».

Però questo non era il suo primo volo.
«No, ho novecento salti alle spalle. Lo faccio da circa 10 anni. Ma non con la tuta alare».

E come è potuto succedere di trovarsi in mezzo allo stadio?
«Con la tuta alare mi sono spostato di parecchio dall’aeroporto senza accorgermene. Dopo l’apertura, avevo un leggero problema di avvitamento. E così, mentre sistemavo questo problema, mi sono trovato spaesato e fuori zona».

Da lassù sembrerà tutto molto piccolo...
«Sì, difatti ho visto un cerchietto verde e ho aperto il paracadute in quella direzione».

Però attorno c’erano anche tanti altri spazi verdi su cui atterrare, senza finire in mezzo a uno stadio.
«Sì, ma dall’alto non si riusciva a capire se fossero campi arati o meno. Considerate che proprio la scorsa settimana un mio caro amico si è fratturato una gamba atterrando su un campo arato».

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Quindi non aveva paura di perdere la vita, ma di farsi male?
«Sì, esatto».

Però poteva far male a qualcun altro.
«Purtroppo quando sono stato vicino e ho capito che c’erano delle persone all’interno, era troppo tardi per cambiare direzione. Attorno c’erano solo parcheggi e cemento. E in quei momenti pensi molto a te stesso...».

Quando è atterrato gli steward l’hanno prelevata e portata fuori. Cosa le hanno detto?
«Sono stati gentilissimi. Mi hanno tranquillizzato e dato dell’acqua, perché hanno visto che ero molto scosso».

Che cosa sentiva?
«Mi girava fortissimo la testa. Forse per l’adrenalina e la paura accumulata. Sa com’è, quando si è lassù anche un piccolo problema...».

Sì, chiaro. Ma a questo punto lei potrebbe anche rischiare una denuncia.
«Guardi, in questo momento preferisco aspettare. In questura i poliziotti, che sono stati molto gentili con me e comprensivi della situazione, mi hanno detto che mi ricontatteranno. Ma in ogni caso adesso voglio solo abbracciare mia moglie».

In questura le hanno detto qualcos’altro?
«Sì, mi hanno chiesto di tenere un profilo basso sui social. Per evitare quei tam-tam a cui siamo abituati su internet».