Parco Matildico
Parco Matildico

Reggio Emilia, 30 gennaio 2020 - E’ un addio che fa male a tutta la provincia. Questa primavera le porte del magico mondo del Parco Matildico di Montalto non apriranno più al pubblico, dopo tredici anni ininterrotti di attività. La notizia arriva ora perché è la stessa proprietà a voler lanciare una sorta di appello, sperando di scongiurarne la chiusura.

"Se qualcuno vorrà rilevarne la gestione, noi siamo sempre disponibili a parlarne", invita l’imprenditrice Annalisa Benassi, che assieme al padre Roberto, fondatore del parco, gestisce l’azienda edile F.lli B. Systems Srl di Cadelbosco di Sopra. "Non ce l’abbiamo con nessuno in particolare e non vogliamo che questa notizia sia strumentalizzata – premette con prudenza –, ma ora che la crisi dell’edilizia è passata, abbiamo troppo da lavorare nella nostra azienda e non ce la sentiamo più". Complice anche la burocrazia italiana, che certo non aiuta chi vuol fare impresa turistica in Appennino. "Sì è vero, forse il nostro è più un territorio a vocazione industriale", riflette con un po’ di sconforto, lei che per tredici anni ha sacrificato i weekend per poter garantire l’apertura di questo splendido spazio per famiglie.

Intanto ecco qualche numero: in un anno una media di 30mila visitatori varcava le soglie del Parco Matildico, un luogo dentro al quale trovavano impiego stagionale 15-20 dipendendenti, una truppa necessaria per gestire 2 punti ristoro, 10 cottage in legno, 3 camere in sasso vista lago, percorsi acrobatici aerei, animali al pascolo, un museo contadino, le canoe sul lago, lo spazio per il soft-air, zone pic nic e oltre 3 km di percorsi nel verde.

Quella collina di proprietà della famiglia Benassi venne trasformata in uno dei parchi divertimenti per famiglie più apprezzati in Regione. I visitatori provenivano non solo da Reggio (comprese le scuole), ma anche dalla Toscana, Liguria, Lombardia e Piemonte. Ci sono voluti sette anni per allestire tutte le strutture d’accoglienza e aprirlo al pubblico. Strutture che ora non saranno smantellate, anche perché verrà utilizzato ancora come location per eventi privati e matrimoni. Ma addio alle giornate in collina con la famiglia nel weekend. Le aperture al pubblico previste da aprile a ottobre non ci saranno più. "Ci dedicheremo alla nostra principale e storica attività nel settore dell’edilizia – spiega appunto Annalisa Benassi –. Ma se qualcuno di referenziato vorrà proporsi per la gestione lo valuteremo volentieri".

Impossibile pensare che sia l’amministrazione a subentrare, perché si tratta a tutti gli effetti di un’impresa privata. Ma la famiglia Benassi sarebbe ben disposta a cederne la gestione a un gruppo di imprenditori. "Lo abbiamo cercato in questi mesi, ma non abbiamo trovato nulla", confessa Benassi, che ha dato questo annuncio a malincuore dopo tanti anni di attività.

Un altro pezzo di Appennino che si spegne, anche se motivato principalmente da scelte personali. "Il lavoro in azienda è tanto e per gestire il Parco serve almeno una persona dedicata a quello", ribadisce Benassi, che così chiude un capitolo importante della sua vita. "Per tanti anni io e mio padre abbiamo fatto avanti e indietro per poterlo aprire e accogliere tutti i visitatori – racconta – Soprattutto famiglie con bambini e scuole, ma anche giovani, anziani e coppie".