Lisa Ferrarrini, ad del gruppo, è ottimista
Lisa Ferrarrini, ad del gruppo, è ottimista

Reggio Emilia, 30 marzo 2019 - Lisa Ferrarini, la notizia dell’arresto del vostro partner commerciale, Piero Pini, a inizio marzo in Ungheria è di quelle toste da digerire. «Se la mettiamo su questo piano sì. Ma ci sono tante cose da precisare e di cui dar conto».

Iniziamo allora.
«Nel corso di tutta la trattativa mi sono sempre confrontata con Roberto Pini, uno dei due figli del patron, nonché amministratore unico e proprietario della Pini Holding. Con lui ci siamo trovati benissimo; certo, questa vicenda da fastidio, prima di tutto alla loro famiglia. Però non ricadrà in alcun modo sul gruppo Ferrarini».

Sembra molto sicura.
«Esattamente. La società di Sondrio sta per inaugurare il più grosso macello d’Europa in Spagna: parliamo di 70mila metri quadrati di superficie, e circa 160mila suini a settimana di capacità produttiva. A questo aggiungiamo un miliardo e 600 milioni di fatturato con 3500 dipendenti esclusi i futuri ottocento del nostro gruppo. Posso andare avanti. Ma capite bene come la multa per frode da una decina di milioni non vada a intaccare in alcun modo l’investimento fatto a Reggio».

Che idea si è fatta allora?
«Quando diventi un colosso importante, inizi a dar fastidio. Chiaro no?».

Spieghi meglio.
«Il mondo sta cambiando, soprattutto nei paesi dell’Est. È una mia personale visione, da lettore esterno, e così voglio rimanga. Però la recente creazione del Visegrad (l’alleanza culturale e politica di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, ndr) credo debba preoccupare l’Unione Europea e gli investitori occidentali. Mi sembra si voglia tornare indietro. Ai tempi in cui, per intenderci, le aziende erano nazionalizzate. In quesa visione non c’è spazio per imprenditori esteri».

Quindi le accuse a carico di Pini sarebbero gonfiate da eventi esterni?
«Sulla vicenda è in corso una verifica fiscale, il cui esito - ribadisco - non andrà a scalfire alcun tipo di investimento. E’ normale che non sia piacevole una cosa simile dal punto di vista dell’immagine. Però in un sistema come quello italiano si sarebbe agito in modo diverso».

L’offerta della Holding rimane la più vantaggiosa.
«Tra le nove società che si sono fatte avanti, sono stati la prima scelta. Vogliono crescere insieme a noi, e concorderemo i piani futuri per migliorare il nostro gruppo».

In questo incide la quota di maggioranza?
«Poco importa: potrebbe essere del 51%, o ben superiore come in effetti risulta. Dal momento che hai la fetta principale, la cifra non conta; ma procedere insieme è vantaggioso per entrambi».

Quindi il gruppo Ferrarini potrà crescere ancora.
«Sicuramente! A loro spetterà la prima fase di filiera, mentre noi ci occuperemo del resto. Questo marchio crescerà, anche in futuro senza di me. Per questo abbiamo preso la decisione migliore per tutti».

Il concordato preventivo per la società agricola, fissato per l’11 aprile, sarà ultimato?
«Siamo assolutamente nei tempi prefissati».

Ferrarini, il peggio è passato?
«Non ho tempo di prendere fiato, a maggior ragione ora. Quando vieni buttata in una lavatrice e centrifugata è un bel colpo. Ma ci stiamo rialzando. E questo in fondo è quello che conta».