di Antonio Lecci La situazione del fiume Po, per quanto riguarda la presenza di microplastiche, è tutt’altro che critica. Lo dimostrano i risultati degli esami di laboratorio sull’acqua del fiume prelevata a Isola Serafini (Piacenza), Pontelagoscuro (Ferrara), Po di Goro-Delta (Rovigo), oltre che a...

di Antonio Lecci

La situazione del fiume Po, per quanto riguarda la presenza di microplastiche, è tutt’altro che critica. Lo dimostrano i risultati degli esami di laboratorio sull’acqua del fiume prelevata a Isola Serafini (Piacenza), Pontelagoscuro (Ferrara), Po di Goro-Delta (Rovigo), oltre che a Boretto. Si tratta dell’operazione di Manta River Project, coordinata dall’Autorità distrettuale del fiume Po in collaborazione con i laboratori dell’Università La Sapienza di Roma, la struttura operativa Arpae Daphne Emilia Romagna e AiPo. Il progetto, alla luce dei risultati emersi, stupisce consegnando un quadro complessivo più rassicurante del previsto. La presenza diffusa di microplastiche e la loro quantità ad oggi non rientrano a un livello di criticità. L’incremento del numero dei depuratori ha dato nel tempo dei risultati positivi. "Tutto questo però non deve assolutamente far abbassare la guardia nella lotta all’abbattimento di tutte le possibili quantità e presenze di materiali plastici (macro e micro) nelle acque dei nostri fiumi, ma rafforzare il convincimento che la strada imboccata è quella dei comportamenti virtuosi e azioni corrette", dice Meuccio Berselli, segretario dell’Autorità distrettuale del fiume Po. Sul totale dei materiali raccolti su cui è stato possibile determinare la provenienza, emerge un 22% di materiali industriali da imballaggio, un 10% provenienti da sorgenti civili e un 56% di provenienza da scarichi di depuratori, pesca, rifiuti di origine civile e sanitaria o agricola.