Politica e ’ndrangheta L’antimafia indaga su due ex sindaci "Favorirono la cosca"

La Dda di Bologna ha inviato l’avviso di conclusione indagini a Marcello Coffrini e Giuseppe Vezzani: guidarono Brescello fino al 2016 prima che il Comune della Bassa fosse sciolto per infiltrazioni .

Politica e ’ndrangheta  L’antimafia indaga  su due ex sindaci  "Favorirono la cosca"

Politica e ’ndrangheta L’antimafia indaga su due ex sindaci "Favorirono la cosca"

Non c’è pace per il paese di Peppone e Don Camillo. Un altro terremoto giudiziario scuote Brescello. Gli ex sindaci Marcello Coffrini e Giuseppe Vezzani risultano essere indagati dalla Dda di Bologna con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

"Non ho ricevuto nulla, tant’è che non ho nominato un avvocato", il lapidario commento di un sorpreso Coffrini raggiunto telefonicamente ieri dal Carlino. Ma stando a quanto si apprende da ambienti investigativi, la Direzione distrettuale antimafia ha notificato l’avviso di fine indagini ai due ex primi cittadini del Comune sciolto per mafia (il primo nella storia dell’Emilia-Romagna), per le infiltrazioni della cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri, il 20 aprile del 2016. Una data scolpita nella memoria giudiziaria reggiana e italiana nonché una delle pagine più buie anche della politica di casa nostra: uno strascico enorme quanto un macigno del maxi-processo Aemilia che ha portato ad oltre 240 imputati, 700 anni di carcere per 70 condanne confermate in Cassazione. Ed è proprio in questa cornice – chiudendo in un qualche modo il quadro di quella vicenda – che la pm della Dda Beatrice Ronchi e il procuratore capo Giuseppe Amato hanno formulato le contestazioni a Coffrini (in carica per due mandati consecutivi dal 2014 al 2016 quando il Comune venne commissariato) e al predecessore Giuseppe Vezzani (in carica dal 2004 al 2014), entrambi eletti col centrosinistra targato Pd e Ds. Alla base della nuova inchiesta della Dda ci sarebbero una serie di atti amministrativi – da abusi edilizi ad assunzioni fino a concessioni e varianti urbanistiche – firmati dai due ex sindaci, che secondo l’accusa avrebbero avvantaggiato la cosca.

Coffrini e Vezzani non erano mai stati indagati nell’inchiesta Aemilia. Ma vennero tirati in ballo a più riprese. Il primo in particolare dopo un’intervista rilasciata all’associazione Cortocircuito; Coffrini parlò così di Francesco Grande Aracri, ritenuto boss e reggente dell’omonima cosca, che risiedeva nel quartiere brescellese denominato ’Cutrello’, considerato base della ’ndrina: "È gentilissimo, è uno molto tranquillo… è molto composto, educato, ha sempre vissuto a basso livello. Hanno un’azienda… con cui fanno i marmi… mi fa piacere che siano riusciti a ripartire", disse l’allora sindaco. E ancora: "Io vedo Francesco Grande Aracri in paese da anni. Gira sempre in bici, saluta le persone, non ha mai creato problemi a nessuno". E nel video venne proprio mostrato un incontro fra Coffrini e Grande Aracri. Parole e immagini che scatenarono una vera e propria bufera.

Su Vezzani invece spuntò una misteriosa lettera aperta che scrisse ai suoi concittadini nell’ottobre 2009, nella quale definiva "diffamatori" gli articoli del nostro giornale che parlavano degli esponenti della cosca cutrese; a detta del sindaco, "si guadagnavano da vivere onestamente". E proprio Francesco Grande Aracri cercò di recuperare quella missiva per inserirla negli atti della sua memoria difensiva, come emerse durante un’udienza del processo Grimilde; durante le indagini infatti, venne intercettata una telefonata del boss con la figlia Rosita. Grande Aracri si raccomandava di "trovare quella lettera importante".