DANIELE PETRONE
Cronaca

Preso a sprangate a Villa Minozzo (Reggio Emilia), il sindaco: “L’autogiustizia non risolve mai nulla”

Il primo cittadino Elio Ivo Sassi sull’aggressione di Morsiano: "Daveti era seguito dai servizi sociali, ma non potevamo cacciarlo di casa. Disturbava, però non era violento. E in questo caso la vittima è lui"

Il primo cittadino Elio Ivo Sassi (nel riquadro) sull’aggressione di Morsiano: "Daveti era seguito dai servizi sociali, ma non potevamo cacciarlo di casa. Disturbava, però non era violento. E in questo caso la vittima è lui"

Il primo cittadino Elio Ivo Sassi (nel riquadro) sull’aggressione di Morsiano: "Daveti era seguito dai servizi sociali, ma non potevamo cacciarlo di casa. Disturbava, però non era violento. E in questo caso la vittima è lui"

Villa Minozzo  (Reggio Emilia), 24 giugno 2024 – “L’autogiustizia non è mai la soluzione. Anche se la vittima fosse un disturbatore, la violenza avvenuta non è in alcun modo giustificabile". Il sindaco di Villa Minozzo Elio Ivo Sassi è categorico su quanto avvenuto nella frazione di Morsiano, venerdì sera, dove il 63enne Stefano Daveti, con problemi psichici, è stato massacrato a sprangate presumibilmente da un vicino di casa dopo una lite e ridotto in fin di vita.

Sassi risponde ed entra nel merito anche delle critiche rivolte all’Amministrazione dagli abitanti, emerse dal nostro viaggio in paese riportato sul Carlino di ieri. Il primo cittadino fa un discorso molto lucido e onesto, in una vicenda che ha sfumature ed quilibri complicati per chi deve guidare una comunità. "Intanto non corrisponde al vero quello che alcuni hanno detto. Daveti aveva problemi psichiatrici acclarati ed era seguito dai servizi sociali dell’Unione dei Comuni. E mi fermo qui – chiosa – Ma le persone devono capire che non sussistevano elementi per fargli un Tso e neppure per cacciarlo via da casa sua perché non è nelle prerogative di un sindaco. E io non sono uno sceriffo, nè un giustiziere".

Sassi prosegue: "È vero che era stato denunciato e segnalato ai carabinieri per gli imbrattamenti con disegni osceni e atti non di certo edificanti. E noi avevamo girato tutto ciò alle autorità sanitarie che avranno valutato nel merito di non attuare provvedimenti ai fini degli strumenti legislativi". E ancora: "Era un disturbatore, sì, è vero. E dava fastidio a tutti, non si può negare. Ma attenzione ad un aspetto che vorrei evidenziare a caratteri cubitali: lui non ha mai usato violenza. E qui, fino a prova contraria, la violenza l’ha subita. Non si può fare un processo al Comune: un conto è se lui avesse aggredito qualcuno, invece qui è il contrario... Poi però non aggiungo altro, perché é giusto che la magistratura faccia il suo corso con le indagini. Non intendo giustificare i comportamenti di Daveti, ma tantomeno non si può giustificare in alcun modo un’aggressione del genere che va condannata senza se e senza ma. C’è stato sicuramente un eccesso di risposta a quello che doveva finire come un semplice diverbio e che invece è sfociato in un fatto gravissimo".

Il sindaco appena rieletto al secondo mandato, seppur non giustificando l’accaduto, comprende però le difficoltà di una convivenza con personalità problematiche. E lancia un appello al centinaio di anime che popola Morsiano. "Ora tutti dobbiamo augurarci che Stefano sopravviva. Poi, con calma, occorrerà ricomporre il tessuto sociale del paese e penserò a qualche iniziativa o su come agire. Perché ne va dell’umanità. Era diventato insostenibile? Bisogna imparare a convivere con diverse razionalità e mentalità. Ci vuole accoglienza, sopportazione e pazienza. Ripeto, la giustizia fai-da-te non risolve nulla. Bisogna sempre affidarsi agli enti istituzionali, chiamando i carabinieri".