Matteo Iori* Per inquadrare ciò che accade alle Reggiane è utile ampliare lo sguardo al fenomeno migratorio. Da anni, per la sua posizione nel Mediterraneo, l’Italia è luogo di arrivo di migranti che, in fuga da conflitti carestie o estrema povertà, transitano dal nostro Paese. Una piccola parte di coloro che approdano in Italia prova anche a rimanerci. Il sistema di accoglienza a Reggio ha sempre puntato su una modalità “diffusa”: piccoli...

Matteo

Iori*

Per inquadrare ciò che accade alle Reggiane è utile ampliare lo sguardo al fenomeno migratorio. Da anni, per la sua posizione nel Mediterraneo, l’Italia è luogo di arrivo di migranti che, in fuga da conflitti carestie o estrema povertà, transitano dal nostro Paese. Una piccola parte di coloro che approdano in Italia prova anche a rimanerci. Il sistema di accoglienza a Reggio ha sempre puntato su una modalità “diffusa”: piccoli luoghi di accoglienza da 4-5 persone diffusi sul territorio; più onerosa economicamente da gestire rispetto a un’accoglienza fatta con strutture da centinaia di persone, ma molto meno impattante e più favorente l’inclusione. Ma gli strumenti di inclusione dipendono anche dal contesto. E’ utile ricordare che il Decreto Sicurezza del Ministro Salvini del 2018 ha cambiato profondamente il contesto: viene abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari, i richiedenti asilo vengono esclusi dall’iscrizione anagrafica e cambia il sistema di accoglienza. Se già prima una parte di coloro che entravano nei percorsi di accoglienza non riuscivano a regolarizzarsi, col “decreto Salvini” questo numero cresce fortemente e aumentano gli irregolari (come da Dossier IDOS).

L’essere irregolari sul nostro territorio significa non avere possibilità di trovare né una residenza né un lavoro. Diventa quindi molto più facile, per la criminalità, proporre alternative. La stessa Di Capua, direttrice nazionale degli SPRAR dell’ANCI, affermò che il decreto avrebbe creato “nuove sacche di marginalità sociale, rafforzando il lavoro nero e la piccola criminalità”. Riflettere su questo ci aiuta a capire che repressione e atteggiamenti muscolari, sebbene siano più facili da esibire, spesso non sono le soluzioni più adeguate per ridurre i fenomeni di disagio.

Parlare degli abitanti di luoghi come le Reggiane senza mettere in discussione i modelli di accoglienza, le leggi sull’immigrazione, le politiche di inclusione, significa occuparci del problema manifesto senza vederne le cause. Così come scandalizzarsi per un alto numero di spacciatori senza riflettere sul fatto che sono i cittadini reggiani che acquistano la loro droga, significa voler vedere solo la parte più comoda del problema.

*Presidente Consiglio Comunale