Reggio Emilia, 8 novembre 2018 - Il clima di tensione che aleggia dopo la sentenza del processo Aemilia spaventa i giudici che avrebbero confidato a persone a loro vicine di non essere del tutto tranquilli. Dei tre togati che componevano il collegio, solamente Cristina Beretti ha una scorta (non per motivi legati direttamente al processo, ma per le presunte minacce ricevute; accusa che ha scaturito negli scorsi mesi gli arresti di don Ercole Artoni e Aldo Ruffini), mentre sono completamente senza protezione Francesco Maria Caruso e Andrea Rat. 

Già le dichiarazioni dell’avvocato della famiglia Iaquinta, Carlo Taormina non hanno aiutato a stemperare di certo i toni. «Pene troppo alte – ha detto in un’intervista al Carlino qualche giorno fa – Dato che non ci sono stati omicidi qui. I giudici non hanno dimestichezza con questa materia».

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Pochi giorni dopo anche il campione del mondo con la nazionale Vincenzo Iaquinta (condannato a due anni per mancata custodia di armi) ha rilasciato un’intervista alla trasmissione Mediaset Le Iene dove ha contestato le decisioni dei giudici in merito alla condanna di suo padre Giuseppe (19 anni per associazione mafiosa), come del resto aveva fatto il giorno stesso della sentenza in aula, dove gridò a più riprese: «Vergogna», per poi uscire dal palazzo di giustizia e continuare il suo sfogo davanti a taccuini e telecamere.

E per ultimo, la vicenda di Francesco Amato che lunedì ha sequestrato per otto ore in un ufficio postale quattro ostaggi. E nel mentre, i familiari sul posto hanno applaudito il gesto del condannato a 19 anni per associazione mafiosa, incitando a inveire contro i giudici e le forze dell’ordine. 
Un clima che fa paura.

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«FAREMO le valutazioni nelle sedi opportune per assegnare la scorta ai giudici». Il Prefetto Maria Forte non si sbottona più di tanto sul potenziamento della protezione ai giudici del processo Aemilia, ma il crescente clima di tensione dopo le reazioni di avvocati difensori e imputati stessi e soprattutto dopo quanto accaduto lunedì con Francesco Amato, è sicuramente in fase di analisi degli organi competenti. «Siamo in una fase delicata e non posso dire molto a riguardo – spiega la dottoressa Forte – I fenomeni che stanno attorno al processo comunque sono valutati costantemente da sempre, non solo dopo gli ultimi avvenimenti».

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Infine si lascia andare ad una considerazione generale, una sorta di appello come una delle massime autorità della città, a stemperare i toni: «Una sentenza di primo grado va rispettata. Esiste anche il secondo grado, perciò invito ad utilizzare gli strumenti previsti dal nostro ordinamento». Una frase che cela preoccupazione dopo le tante dichiarazioni roboanti post processo.

Sulla possibilità i assegnare la scorta ai giudici si schiera a favore il cavaliere Franco Mazza, presidente dell’ordine degli avvocati. «I giudici devono avere il rispetto con la erre maiuscola – chiosa – Per questo credo che la scorta sarebbe una precauzione e una cautela necessaria. Non si sa mai, visto il clima che regna ultimamente».

A dare manforte poi una lode nei confronti dell’operato del collegio giudicante: «Aemilia ha evidenziato quanto il tribunale abbia lavorato in modo professionale e serio. Visto e considerato anche che un processo di questa portata è una novità assoluta per Reggio, la nostra giustizia e la città lo hanno affrontato nel migliore dei modi ed è un grande risultato». Infine, l’avvocato Mazza si esprime sull’idea lanciata dal procuratore generale Ignazio De Francisci di celebrare anche il processo di Appello a Reggio.

«Con tutto il rispetto per il procuratore, credo sia giusto lasciare il processo a Bologna. Il nostro territorio ha già fatto uno sforzo immane ad ospitare giustamente il primo grado. Il nostro tribunale ora è uno dei più gettonati e questo fa piacere. Ma sta soffocando per la tempistica di altri processi. E utilizzerei la tensostruttura di Aemilia come aula aggiuntiva al palazzo di giustizia. Bisogna trovare una collocazione vicino al tribunale, che aiuti ad accelerare i tempi dei processi».

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