Reggio Emilia, 3 novembre 2018 - La villa confiscata dei Grande Aracri a Brescello? Dopo la sentenza in primo grado – nel rito ordinario – del processo Aemilia, è tuttora occupata da Francesco (oggi uomo libero – nel 2017 gli è scaduta pure la sorveglianza speciale dell’antimafia), condannato in passato per associazione a delinquere e che nel filone di Aemilia non è mai entrato), il fratello del boss Nicolino, e dai familiari. L’udienza per rendere esecutiva la confisca era in programma a inizio settembre, ma la Corte d’Appello di Ancona ha preferito rinviare per attendere le sorti del processo.

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Decisione dunque fissata per metà novembre, dove salvo colpi di scena, verrà resa esecutiva la confisca della villa, nel quartiere di Cutrello, nel Comune di Peppone e don Camillo, sciolto due anni e mezzo fa per mafia e poi commissariato. Dunque, i familiari che vivono tuttora nell’abitazione – che rientra nei beni confiscati ai Grande Aracri – tra qualche settimana dovranno togliere il disturbo e andare a stare da un’altra parte.

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La sentenza di mercoledì ha dato entità importanti non solo infatto di condanne, ma anche in, appunto, confische dei beni, e risarcimenti. Dai 2,2 milioni complessivi che spettano alla Provincia, fino ai 500mila euro che spettano al Comune di Reggio Emilia, mezzo milione a Brescello e 300mila euro ciascuno ai Comuni di Bibbiano, Gualtieri, Montecchio e Reggiolo. Tutti riconosciuti nel processo come parte civile.

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Ma riusciranno ad ottenere concretamente questi soldi che potrebbero essere utilissimi per diversi interventi o destinazioni. Di tutto questo se ne sta occupando – sia per la Provincia sia per i Comuni elencati – l’avvocato Salvatore Tesoriero che ci spiega l’iter.

Avvocato, chi dovrà pagare questi risarcimenti?

«Gli imputati. Principalmente coloro che sono stati condannati per associazione mafiosa».

Accade spesso però che questa disponibilità non ce l’abbiano perché c’è chi si dichiara nullatenente oppure ovviamente il giro di denaro delle cosche non è tracciato. Zero speranze quindi?

«È chiaro che è un percorso complicato anche per questi motivi, ma ci sono anche le provvisionali che ammontano a una somma inferiore al danno reale. Perciò qualcosa si riesce a recuperare, sperando di trovare disponibilità nei conti dei condannati».

Qualora non ci fosse la disponibilità, il denaro può essere sostituito dai beni confiscati da riassegnare ai Comuni?

«Non è impossibile, l’Agenzia dello Stato che gestisce i beni confiscati potrebbe farlo. Ma in genere, risarcimenti civili e beni confiscati sono due cose separate».

Quando i Comuni potranno avere questi soldi, ottimisticamente? O bisognerà attendere Appello ed eventuale Cassazione?

«In queste settimane mi attiverò per capire come procedere tecnicamente. Certo, è difficile recuperare qualcosa nell’immediato. Ma ad esempio possiamo già chiedere a chi è stato condannato in abbreviato, essendo già definitiva. Sono ottimista».