Tra le accuse anche quella di autoriciclaggio
Tra le accuse anche quella di autoriciclaggio

Reggio Emilia, 23 settembre 2020 – Dai delitti tradizionali ai reati finanziari: è il crimine 2.0, più sofisticato, meno riconoscibile. Quello che conta è trovare la scorciatoia per succhiare soldi. Anche alla voce reddito di cittadinanza. Una realtà che ha scatenato l'operazione Billions, condotta dalla Squadra mobile della Questura di Reggio Emilia in collaborazione con il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e il Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza.

Su delega della Procura reggiana in 250 tra agenti e Fiamme Gialle hanno eseguito 51 misure cautelari, di cui 22 in carcere. Nel mirino un'organizzazione con base a Reggio ma operativa su tutto il territorio nazionale. Le accuse? Frode fiscale, bancarotta e riciclaggio. Sequestrati beni e disponibilità finanziarie per un totale di 24 milioni di euro.

Tra i destinatari di misura detentiva anche un esponente di spicco della criminalità calabrese, che è stato uno dei protagonisti della guerra di 'ndrangheta combattuta a Reggio Emilia negli anni '90.

Poliziotti e finanzieri hanno accertato inoltre che alcuni degli indagati risultano beneficiari di reddito o pensione di cittadinanza, "con avvenuta erogazione complessivamente di oltre 80.000 euro".

La struttura dell'organizzazione

Gli investigatori, attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali, i servizi di osservazione e pedinamenti, l'analisi dei flussi finanziari e l'approfondimento di segnalazioni per operazioni sospette, sono riusciti ad individuare una struttura associativa particolarmente complessa dedita altresì al riciclaggio di denaro, anche all´estero, all'autoriciclaggio e alla commissione di reati di bancarotta fraudolenta. La presunta associazione a delinquere smantellata era composta, infatti, in modo estremamente strutturato: al vertice vi erano i capi che coordinavano dieci cellule operative che potevano contare su società di comodo (delle vere e proprie cartiere) per l'emissione di fatture per operazioni inesistenti, di 'prelevatori' professionali di denaro da sportelli bancomat e procacciatori di soggetti economici interessati ad ottenere servizi finanziari illegali.

Al gradino più basso dell'organizzazione vi era una folta schiera di soggetti prestanome, titolari di una miriade di società 'cartiere' che non avevano alcuna struttura aziendale e che servivano solo per produrre fatture false. Eloquente, a tal proposito, una conversazione, captata dagli inquirenti, tra due indagati che, scherzando, si chiedevano, ironicamente, che cosa producessero le loro società, rispondendo che producono soldi. L'analisi dei flussi finanziari delle società 'cartiere' ha permesso di ricostruire movimentazioni quantificate in oltre 240 milioni di euro, delle quali ben 50 milioni di euro sono consistite in prelievi di denaro contante.

L´ammontare del giro di fatture false emesse è stato calcolato in 80 milioni di euro con un'imposta evasa quantificata in circa 24 milioni di euro. Nel corso delle indagini sono state eseguite, in diverse occasioni, perquisizioni locali e personali che hanno portato al sequestro di circa 500.000 euro, di cui 267.000 euro in contanti, provento dei reati e di cui rappresentavano la monetizzazione.

Il modus operandi

Lo schema esecutivo dell'illecito prevedeva, dapprima, il pagamento integrale della fattura falsa da parte dell'impresa beneficiaria. Successivamente, tali disponibilità venivano prelevate in contanti dai 'prelevatori', al soldo dell´associazione con il compito di recarsi in vari uffici postali ed effettuare prelievi frazionati, in modo da non superare le soglie previste dalla normativa antiriciclaggio.

Infine, tali somme venivano restituite ai capi dell'associazione che le retrocedevano alle imprese beneficiarie, al netto di una commissione per il "servizio" prestato. A seguito di un sequestro effettuato nei confronti di un "prelevatore", destinatario di misura detentiva, lo stesso aveva confidato alla moglie che essendo stato "bruciato" non avrebbe più potuto "lavorare" e sarebbe stato costretto a trovarsi un "lavoro vero". Tra le condotte contestate agli indagati vi è anche il reato di autoriciclaggio. I sodali infatti provvedevano, attraverso società create ad hoc, ad inviare bonifici all'estero in favore di imprese comunitarie sempre controllate dagli stessi, per un importo complessivo di 1,2 milioni di euro, giustificando le movimentazioni finanziarie quale pagamento di acquisti intracomunitari, rivelatisi fittizi.

I fondi così trasferiti venivano poi re-investiti in attività commerciali localizzate sempre all´estero e riferibili all'organizzazione criminale. Sul versante comunitario, il sodalizio criminale aveva organizzato, altresì, una frode 'carosello', relativamente alla compravendita di auto dalla Germania. L'attività d´indagine ha permesso di accertare l'esistenza di una società 'cartiera' con sede a Reggio Emilia, che ha acquistato veicoli usati per un importo complessivo pari a circa 2,8 milioni di euro, e di società 'filtro' che si interponevano tra l´impresa reggiana e i concessionari di automobili venditori finali del bene. Tale meccanismo ha permesso alle società di evadere l'Iva e, dunque, di commercializzare le autovetture sul mercato nazionale a prezzi più vantaggiosi, a danno dell´Erario e della libera concorrenza.

Le indagini hanno anche chiarito come il sodalizio avesse messo a punto un complesso sistema di truffa e successivo riciclaggio dei proventi realizzati ai danni di istituti bancari. Nel dettaglio, è stato, in primo luogo, attivato un conto corrente intestato a società artiera del sodalizio, in modo da instaurare un rapporto con le banche; successivamente è stata rappresentata la fittizia solidità della società, dissimulandone la natura di cartiera, attraverso la creazione di una struttura minima e la formazione di documenti falsi; in questo modo ottenevano mutui o altre forme di finanziamento dalle banche; successivamente trasferivano il denaro ricevuto sui conti delle altre società del sodalizio in modo da essere reimpiegato nel meccanismo di emissione di fatture false.