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10 mag 2022

"Ricorreremo alla Corte dei diritti dell’uomo"

L’avvocato di Giuseppe Iaquinta (condannato a 13 anni) valuta l’ultima carta: "La vicinanza alla cosca è stata confusa con militanza"

alessandra codeluppi
Cronaca
Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo. Gli sono stati sequestrati 10 milioni di euro
Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo. Gli sono stati sequestrati 10 milioni di euro
Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo. Gli sono stati sequestrati 10 milioni di euro

di Alessandra Codeluppi Potrebbe andare ai supplementari la partita giudiziaria per Giuseppe Iaquinta, l’imprenditore reggiolese per il quale la Cassazione ha confermato 13 anni per associazione mafiosa nel processo ‘Aemilia’. Il figlio Vincenzo Iaquinta, ex calciatore campione del mondo, ha di nuovo urlato contro i giudici, questa volta sui social: "Mio padre è stato condannato senza prove". L’avvocato e professore Vincenzo Maiello pensa a ulteriori mosse: "Non si può considerare membro della cosca chi non ha mai fatto atti di militanza nell’associazione come il mio assistito: la vicinanza è stata confusa con l’intraneità. Dopo la lettura delle motivazioni, valuteremo un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo e ulteriori investigazioni difensive". Intanto è proseguito anche ieri l’intenso lavoro dei carabinieri di diversi comandi provinciali per eseguire gli ordini di carcerazione legati alle condanne diventate definitive. Alla caserma di Corso Cairoli ieri mattina si è presentato spontaneamente Francesco Scida (1963), di Reggio, condannato a 3 anni e 4 mesi per trasferimento fraudolento di valori: collaborava con Gianni Floro Vito e Giuseppe Giglio, poi diventato collaboratore di giustizia, nelle fatturazioni false. Lui, difeso dall’avvocato Antonio Piccolo, è stato accompagnato nel carcere della Pulce. I componenti della famiglia di Giglio, ora in località segreta e un tempo residente a Montecchio, hanno seguito diversi destini. Giglio, considerata la mente economica del clan, era stato condannato a 6 anni, coi benefici perché pentito, nel rito abbreviato a Bologna. Il padre Francesco Giglio (1947) e il fratello del collaboratore, Antonio Giglio (1978), entrambi con pena confermata a 2 anni e 8 mesi, sono stati accompagnati dai carabinieri di Crotone nel carcere di Catanzaro. I due erano accusati di intestazione fittizia di quote societarie con l’aggravante mafiosa: quest’ultima, confermata, li porta dietro le sbarre. "Purtroppo, come talvolta avviene nei processi con tanti imputati, si è verificato il solito problema ...

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