"A rotazione tutti hanno avuto dei problemi", dice Federico Riccò
"A rotazione tutti hanno avuto dei problemi", dice Federico Riccò

Reggio Emilia, 13 gennaio 2022 - Federico Riccò, vicepresidente dell’Associazione Ristoratori Reggiani, com’é la situazione tra contagi e quarantene?
"Complicata a dir poco! Tra la scarsità di clienti, le disdette dell’ultimo momento e il personale che un giorno c’è e quello dopo è positivo, è molto difficile lavorare. Io ho due locali Bottega 39, a Reggio e a Modena, e con Paolo Croci del Chilometro Zero abbiamo aperto ad ottobre l’Osteria Dimondi in via del Carbone. In questa avevamo deciso di fare una pausa di dieci giorni e di riaprire il 13 gennaio, ma i due cuochi sono positivi".

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L’osteria adesso è chiusa?
"Sì e parliamo di un locale appena aperto con dei costi da coprire. Tra l’altro i cuochi sono diventati positivi quando non erano neppure a lavorare".
E’ un problema diffuso nel vostro settore?
"Sono due mesi che è un bollettino di guerra. Ogni giorno c’é qualche dipendente positivo, tanti locali non riescono ad aprire. A rotazione tutti hanno avuto problemi. Il 100% dei locali è in difficoltà, poi ci sono attività storiche come la nostra con Bottega 39 per la quale siamo abbastanza tranquilli pensando che tra due mesi si riparte. Quelli che hanno aperto negli ultimi due anni sono in acque molto poco serene".
Come sono gli incassi in questo periodo?
"In dicembre il calo è stato di quasi il 50% . Dall’inizio della fase omicron è stato un disastro".
Da quando inizia il calo?
"Tra novembre e dicembre, non ci aspettavamo una recrudescenza così violenta dei contagi. La città è deserta, la sera non c’é nessuno neppure in piazza Fontanesi. Si lavora un po’ durante il week end".
Quali sono le prospettive?
"La sensazione è che la cosa non si risolverà nel giro di qualche settimana. I picchi sono attesi per fine gennaio, vuol dire che avremo problemi con i nostri lavoratori con assenze anche in febbraio, sia pure con forme lievi: sono tutti vaccinati".
I tempi per far uscire dalla quarantena sono un problema.
"Per gli ex positivi sono troppo lunghi. Abbiamo avuto dipendenti che hanno superato i termini per fare il test e uscire se negativi perchè non venivano chiamati dall’Ausl. Speriamo che ora con le farmacie, senza molecolare, sia più veloce".
Quando c’era il lockdown arrivavano i ristori.
"Oggi ristori non ce ne sono, dato che le attività sono aperte. Però i locali fatturano il 30, 40% in meno e le spese restano le stesse, i dipendenti sono assunti e vanno pagati, bollette e materie prime aumentano. La situazione è tragica. In Italia l’imprenditore è lasciato a se stesso".
Avete dovuto chiudere l’osteria, ma siete riusciti a tenere aperte le due Bottega 39.
"Con due attività abbiamo potuto gestire le presenze, se c’era qualche positivo gli altri ruotavano tra Reggio e Modena. Ma abbiamo fatto dei week end con un solo cuoco a Reggio e uno solo a Modena, prendendo molti meno coperti perché dovevamo lavorare a ranghi ridotti".
L’asporto può aiutare?
"E’ una tipologia che non ho per la mia ristorazione. Va bene per certi settori come pizza o sushi, altrimenti è un palliativo".
Sembrano essere svanite le vostre proteste in piazza.
"Il ristoratore lavora nella sua attività. Ora non c’é un lockdown, per cui non abbiamo neppure il tempo per organizzarci".
Il problema del settore è solo il Covid?
"Il settore era già in sofferenza. Non c’é solo piazza Fontanesi, dobbiamo pensare ai locali della bassa, in montagna, a certe zone della città".
Lei ha un locale a Reggio e uno a Modena: la situazione - Covid a parte - là è diversa?
"A Modena ci sono molte più iniziative e per tutto l’anno, ogni week end c’è qualcosa. La via Emilia a livello di attività è ben gestita e frequentata, non ci sono situazioni critiche come a Reggio. Non entro nel merito di dinamiche amministrative, ma a Reggio bisogna aiutarsi da soli. A Modena tanta gente dice: vado a fare un giro poi vedo cosa faccio; qui invece si dice: vado a Reggio a fare cosa?"