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21 apr 2022

Rosta caput mundi, i prezzi volano

Nel quartiere modello disegnato negli anni ’50 il maggior ricambio. E aprono anche i bar da ’movida’

daniele petrone
Cronaca

di Daniele Petrone

"Reggio è quella città che sta vicino alla Rosta...". Il detto popolare, diffuso da queste parti, rivela molto più delle statistiche immobiliari, le quali indicano che il quartiere Rosta Nuova è oggetto del desiderio dei reggiani e non solo. Dai prezzi ai valori degli immobili quasi raddoppiati fino alla richiesta pressante di case in affitto e in vendita. Perché? Ce lo spiega chi vive qui.

"Qui c’è tutto – racconta Andrea Pintus, presidente dell’associazione cittadina di via Wybicky – Siamo a ridosso del centro, ma rispetto ad altri quartieri c’è un’idea urbanistica ben precisa. E un’offerta di servizi completa, dal nido al centro sociale per anziani. Tutto è raggiungibile a piedi o al massimo in bicicletta. C’è ricchezza di verde e società sportive per i giovani. Così come l’offerta culturale è invidiabile: biblioteca e cinema Rosebud. Ci sentiamo un paese. Qui c’è stata lungimiranza che altrove in città è mancata, è un peccato che di Rosta ce ne sia solo una…".

Tant’è che la pianificazione di questo quartiere, il più ‘europeo’ di Reggio, è un vero e proprio modello nel panorama urbanistico. Un disegno che risale al ’56 quando il progetto definitivo venne presentato dagli architetti Franco Albini, Franca Helg ed Enea Manfredini. Un piano di edilizia residenziale che prevedeva la costruzione di 516 alloggi e 38 negozi. Ma a fare la differenza è il piano particolareggiato: servizi commerciali necessari, scuole, parchi, bus ad alta frequenza. Una pianificazione strategica dunque che ha portato i suoi frutti e oggi la Rosta Nuova rappresenta un laboratorio sociale dove gruppi di cittadini sperimentano percorsi innovativi di socialità e partecipazione. E anche cosmopolita: gli stranieri qui sono il 21,2% contro il 18% complessivo di tutto il Comune.

Chi ha colto la palla al balzo è Francesco Calderini, uno dei gestori del bar ‘Il Lonfo’. "Abbiamo aperto a febbraio scorso – spiega – e poi mi trasferisco anche qui, ho appena comprato casa. Sono stato fortunato, non si faceva in tempo a vedere un annuncio che veniva polverizzato… Il quartiere è bello, mi piace e sono davvero felice di questa scelta, sia lavorativa sia personale. Anche perché cercavo un appartamento con quattro camere, avendo tre figli. E le case moderne o in centro non ti offrono questa soluzione".

Aprire un bar da ‘movida’ nel quartiere con l’età media più avanzata (addirittura quasi del doppio rispetto al Comune) è una bella sfida. "Stiamo assistendo però a un ricambio generazionale forte, anche coi nuovi abitanti. Per la nostra attività è stata una scelta ponderata anche per questo. Poi, ovviamente, non a tutti fa piacere avere un locale sotto casa, ma per evitare conflittualità abbiamo deciso di chiudere massimo alle 22 ogni sera".

Qui la partecipazione collaborativa è un fiore all’occhiello, ci si trova (in un buon numero, in controtendenza rispetto ad altri luoghi) per discutere dei problemi. Ma anche per mettere in piedi iniziative originali, dalla cassetta delle lettere per Santa Claus sotto Natale fino alla ‘radio di quartiere’ durante il lockdown. Ma non è tutto rose e fiori. Cosa manca? Il coro è unanime: "C’è carenza di cura delle strade e del verde da parte del Comune. Ci ascoltano anche eh, ma poi non danno risposte…".

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