Salvatore Serpentino aveva 17 anni
Salvatore Serpentino aveva 17 anni

Reggio Emilia, 8 luglio 2019 - Una telefonata alla ragazza, di rientro in bici dalla notte bianca di Cadelbosco di Sopra; due chiacchiere per farsi compagnia durante il tragitto. Poi un forte rumore. E nel giro di pochi secondi, il silenzio assoluto. Se n’è andato così Salvatore Serpentino, giovane di 17 anni residente a Sesso (una piccola frazione nella periferia di Reggio Emilia), investito da un’auto domenica alle 2.30 di notte mentre tornava a casa.

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L’impatto è stato fatale. Tanto da non lasciare speranza ai soccorritori, arrivati immediatamente sul posto, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Della bici è rimasto solo un cubo di ferro schiacciato su se stesso. Ma a quel telefono da cui Salvatore chiamava, beffardamente, non è accaduto niente. Tanto da essere raccolto da un passante, uno dei primi ad arrivare sul posto: è stato lui a rispondere dall’altra parte alla fidanzata terrorizzata - e ancora in linea - in attesa che il 17enne rispondesse. La notizia, fredda, è arrivata così.

È stata proprio la dolce metà di Salvatore, una 18enne originaria di Sassuolo per cui il giovane aveva fatto follie (tra un treno e l’altro) per vedersi nonostante la distanza, ad avvisare la famiglia del ragazzo tramite la sorella di 15 anni. E così i genitori e gli altri due fratelli. I rilievi della municipale non hanno ancora fornito una dinamica chiara. Da quanto emerge, il conducente dell’auto, un ragazzo di 22 anni di Gattatico (paese della bassa reggiana) stava procedendo in direzione Cadelbosco di Sopra. Opposta a quella di Salvatore, che a pochi metri dall’impatto avrebbe girato in una via di campagna: la solita rotta. Ma a quella svolta non è mai arrivato. Sul luogo dell'impatto nemmeno uno striscia di frenata sull’asfalto.

Un'aggravante però c’è. Non sembra ascrivibile all’automobilista, che è risultato negativo all’alcol test (in attesa del riscontro sull’assunzione di droghe), quanto invece a un problema, l’illuminazione. Al centro dell’incrocio tra via Dante Alighieri - il luogo dell’incidente - e la svolta (teorica) di Salvatore in via Grisendi, c’è solo un lampione. Spento.

I vigili del fuoco, intervenuti sul posto, hanno dovuto assistere i sanitari nell’intervento illuminando la zona, per garantire una visibilità in quel momento assente. Un particolare confermato anche dalla municipale, che ha ribadito come «si vedesse poco o niente». Una grave mancanza. Come quella, secondo quanto riportato dagli amici, che vedrebbe la bici di Salvatore priva di luci segnaletiche. Dettagli e ricostruzioni in un mare di dolore.

Perché l’estroso funambolo del Progetto Intesa - squadra calcistica in cui militava - ha smesso per sempre di dribblare gli avversari. «Ci siamo abbracciati la prima volta che avevi 10 anni. Ci siamo abbracciati l’ultima ieri sera in piazza. Ho il cuore devastato: ciao Salva» il ricordo struggente dell’allenatore Mauro Davoli. Dietro alla tragedia, alla fine, non c’è spiegazione.