Reggio Emilia, i funerali di Salvatore Serpentino (Foto Artioli)
Reggio Emilia, i funerali di Salvatore Serpentino (Foto Artioli)

Reggio Emilia, 10 luglio 2019 - Piange anche il cielo al funerale di Salvatore Serpentino, che a soli 17 anni ha perso la vita domenica scorsa mentre rientrava in bici dalla notte bianca di Cadelbosco di Sopra. All’ingresso della chiesa di Sesso, ad accogliere il feretro, c’è un lungo striscione son su scritto ‘Ciao Sasy’, nero su bianco. Gli stessi colori che indossano gli amici, una maglietta scritta a mano: ‘Resterai per sempre nei nostri cuori’.

I gruppi di palloncini bianchi e azzurri, come il Napoli, sono l’unica nota di colore tra la folla sul piazzale. «La vita non sarà facile, per tanti motivi – ha detto don Fortunato della parrocchia di Santa Maria Assunta, rivolgendosi ai giovani presenti alla funzione –. Da oggi, però, potete contare su un nuovo angelo custode che vi protegge. Tutto il bene che Salvatore ha fatto e l’amore che ha donato si vede qui, oggi». Moltissime sono le preghiere rivolte anche alla famiglia di Salvatore, cui siede vicino anche la fidanzata Arianna.

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Salvatore era al telefono con lei, quando è successo l’incidente. Arianna lo ha saputo così, quando la chiamata ancora in corso è continuata con un passante, uno dei primi ad arrivare sul posto, che le ha detto ciò che era successo. Nel momento tra lo scambio della pace e della comunione tutti si fermano ad abbracciarla, a dare un bacio alla mamma Carmen e a confortare il padre, Marco, che poco prima sulla sua spalla sinistra ha portato il feretro fin davanti all’altare.

Prima di entrare parte un coro dedicato a Salvatore. Un coro gridato, quasi arrabbiato di fronte a una perdita così improvvisa e ingiusta. «Siamo certi che ci stai ascoltando, ovunque tu sia», leggono gli amici del Progetto Intesa, dove giocava Salvatore. «Sai Sa, un tempo non pensavo che ci saremmo allontanati così presto – dice un amico –, davo per scontato che saremmo stati assieme per molti anni. Qui non si sta bene, mi manchi. Ma devo andare avanti e non abbattermi, proprio come vorresti tu. Come quella finale al Mirabello, quando mi hai guardato negli occhi e mi hai detto: «Questa partita la dobbiamo risolvere io e te». Mi hai insegnato a sognare un futuro migliore, un amico come te si ricorda tutti i giorni». «Voglio chiudere – racconta un compagno di squadra – con una frase che ti ho dedicato in questi giorni: continua a saltarli tutti, come birilli. Tanto non ti prederanno mai».