Reggio Emilia, 7 giugno 2021 - "Ora però vi dico tutta la verità”. Inizia così la parte centrale della deposizione del fratello sedicenne di Saman Abbas, la diciottenne pachistana, che si era ribellata a un matrimonio combinato ed è sparita da settimane, su cui la Procura di Reggio Emilia lavora sull’ipotesi di omicidio premeditato. 

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“Mio zio ha ucciso Saman – riprende il giovane – Io ho paura di lui perché mi ha detto che se io avessi rivelato ai carabinieri quanto successo, mi avrebbe ucciso. Io ho pensato anche di uccidere mio zio Danish, mentre dormiva, visto che lui aveva ucciso mia sorella. Ma poi ho pensato che ci avrebbero pensato i carabinieri e che se io avessi fatto ciò, sarei finito in prigione”.

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In poche righe viene esplicitato il ‘mandante’ dell’omicidio di Saman. Tesi corroborata anche da una serie di frame resi pubblici dai carabinieri reggiani nella mattinata di oggi. Ripresi dalle videocamere poste nelle vicinanze della casa di Saman, si vede ‘zio Danish’ e due cugini di Saman (tra cui quello attualmente fermato dalla polizia francese ed in attesa di estradizione in Italia. "Ci sono dei tempi che vanno rispettati – ha detto Isabella Chiesi, attuale reggente della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia -. Attendiamo che nei prossimi giorni possa arrivare in Italia. Lo sentiremo…",

Glu uomini hanno in mano un badile per scavare la terra, si muovono con aria furtiva. Secondo i militari reggiani, l’ipotesi è che si stessero andando a scavare la fossa dove è stata seppellita Saman, dopo la sua ‘esecuzione’.

“Ho udito la voce di mio zio che diceva ai miei genitori “Andate a casa che ci penso io”. I miei genitori stavano fisicamente male, per quello che era successo – prosegue il racconto il fratellino di Saman -. Mio zio ha detto loro che, avendo fatto il biglietto, loro dovevano andare in Pakistan. Il biglietto era stato fatto due giorni prima proprio da mio zio Danish. Secondo me lui aveva già pensato a tutto, approfittando del fatto che mia zia non sta bene. E’ tanto malata. Sono andati in Pakistan anche per questo”.

Alla domanda degli inquirenti se sapesse come lo zio avesse ucciso Saman, la risposta del piccolo è negativa ma con un particolare apparentemente decisivo: “A me non l’ha detto. Non l’ha detto nemmeno quando è arrivato a casa. Se lo diceva, mio papà si sarebbe ucciso. Secondo me l’ha uccisa strangolandola, perché quando è venuto a casa non aveva nulla in mano. Lo zio Danish ha pianto molto e a me diceva di non piangere. Minacciava me di non dire nulla ai carabinieri, conseguenza la mia uccisione”.

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Infine la domanda ‘delle cento pistole’ da parte dei carabinieri “Dov’è il corpo” di Saman? Ma anche su quello zio Danish non si è confidato con il fratello della ragazza: “No. Gliel’ho chiesto in quanto volevo abbracciarla per l’ultima volta. Lui mi ha detto di non potermelo dire”.

Da qui le continue ricerche nella zona. Dai prossimi giorni, conferma la Procura, si inizieranno ad usare gli elettromagnetometri, per cercare il corpo di Saman anche profondità importanti, captando pure gli eventuali sversamenti e spostamenti di terreno. "Io penso - ha detto il procuratore Chiesi - che un mese sia un periodo che consente di trovare" i resti con "strumenti che danno conto della discontinuità del terreno".

Sono questi i due elementi chiave su cui la Procura reggiana – il fascicolo è in mano al Sostituto Procuratore, Laura Galli – sta attendendo: il ritrovamento del cadavere e l’estradizione del cugino. Questi due aspetti, auspicano gli inquirenti, faranno fare un’ulteriore salto di qualità all’inchiesta.

Saman Abbas: chi sono gli indagati

La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio,  ai cinque indagati la Procura contesta anche la premeditazione: sono il padre Shabbar, la madre Nazia Shaheen, lo zio Danish Hasnain, ritenuto l’esecutore materiale, e due cugini. Uno di loro, Ikram Ijaz, è stato arrestato il 30 maggio in Francia. L'altro cugino è Nomanulhaq Nomanulhaq.

La Procura di Reggio Emilia contesta ai cinque parenti il sequestro di persona e l'omicidio aggravato dalla premeditazione e i futili motivi.

Lo zio è ricercato in tutta Europa. "Noi pensiamo sia in Europa, vi è molta collaborazione da parte di Francia, Spagna, Svizzera. Hanno i nominativi, sanno chi devono cercare", ha detto il procuratore di Reggio Emilia Isabella Chiesi.  Rispetto ai genitori di Saman, Chiesi ha risposto a una domanda dei giornalisti dicendo che "non sono state esperite attività di cooperazione internazionale", ovvero rogatorie.

In attesa dell’estradizione del cugino, gli inquirenti hanno interrogato il fidanzato di Saman, per cui aveva rifiutato il matrimonio combinato. "Non ha parlato compiutamente della vicenda che non ha vissuto, ma del pregresso", ha spiegato Chiesi. Il giovane, connazionale e residente in un'altra provincia, "ha raccontato quello che poteva raccontare, fino a quando ha potuto avere scambi di opinione o messaggi con lei". 

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Saman, la lite con i genitori la sera della scomparsa

La sera del 30 aprile Saman aveva tentato di fuggire e ha avuto una violenta lite con i genitori. È quanto emerge dall'ordinanza di custodia in carcere del Gip di Reggio Emilia Luca Ramponi. Saman e i genitori, è stato ricostruito, hanno urlato, lei li ha insultati: "Dammi i documenti", ha detto la ragazza al padre. Lui le ha chiesto se voleva sposare qualcuno e lei ha detto che voleva solo andare via e non sposare qualcuno. Poi ha preso le sue cose ed è fuggita. Il padre allora ha chiamato lo zio perché la riportasse a casa. Lo zio poi è tornato, dicendo che tutto era sistemato.

Saman, la scomparsa e le date chiave

Saman Abbas era tornata l'11 aprile a casa, per recuperare i suoi documenti, dopo che da novembre era stata in una comunità protetta. Ma il 22 aprile si è rivolta ancora una volta ai carabinieri per denunciare i genitori che non volevano consegnarglieli e cercavano di costringerla a un matrimonio combinato. La successione dei fatti è ricostruita dall'ordinanza.  Il 5 maggio l'assenza della giovane e dei genitori, partiti per il Pakistan il primo maggio, è stata scoperta quando i militari sono andati a fare una perquisizione nella casa, proprio con l'obiettivo di recuperare i documenti.

Saman, la frase choc dello zio ricercato in tutta Europa

Le parole agghiaccianti dello zio di Saman Abbas - "Abbiamo fatto un lavoro fatto bene" confidandosi in una chat con una persona a lui molto vicina - suonano come una condanna. Il 33enne è ritenuto l’esecutore materiale del delitto della 18enne, e la terribile frase sarebbe in possesso degli inquirenti.

Non è ancora chiaro se il 'lavoro' fosse legato proprio all’aver ammazzato Saman, ma per i carabinieri è un ulteriore elemento che identifica la colpevolezza dello zio. 

E si unisce alle prime dichiarazioni del fratello della 18enne (che aveva accusato subito lo zio), oltre ai video tra il 30 aprile e l’1 maggio, la sera in cui gli inquirenti ritengono che la giovane sia stata uccisa.

La condanna dell'Ucoii

Per la religione islamica quanto successo a Saman "non solo è inaccettabile, ma è da condannare, da combattere, da contrastare". E' l'affermazione di Yassine Lafram, presidente dell'Ucoii, che nei giorni scorsi ha annunciato una fatwa contro i matrimoni forzati. "Non vengono condannati solo i genitori, ma chiunque si renda complice di questi comportamenti, che non hanno nulla a che fare con la religione, ma appartengono a residui culturali retrogradi", ha spiegato Lafram.