Le ricerche di Saman Abbas (nel riquadro). Nell'altra foto lo zio Danish Hasnain
Le ricerche di Saman Abbas (nel riquadro). Nell'altra foto lo zio Danish Hasnain

Reggio Emilia, 6  giugno 2021 - "Abbiamo fatto un lavoro fatto bene". Sono queste le agghiaccianti parole che avrebbe riferito Danish Hasnain, lo zio di Saman Abbas, la 18enne scomparsa da oltre un mese per cui si ipotizza l'omicidio, confidate in una chat a una persona molto vicina a lui. Il 33enne è ritenuto l'esecutore materiale del delitto, e la terribile frase sarebbe in possesso degli inquirenti. Non è ancora chiaro se il "lavoro" fosse legato proprio all'aver ammazzato Saman, ma per i carabinieri è un ulteriore elemento che identifica la colpevolezza dello zio. 

Aggiornamento La foto dei tre uomini con la pala - Tutte le tappe della vicenda

Saman sarebbe stata uccisa la notte tra il 30 aprile e l'1 maggio. Ma c'è un altro particolare inquietante. La giovane, sempre il 30 aprile, avrebbe sentito la madre parlare con qualcuno della sua morte: la madre indicava l'uccisione come unica "soluzione" per una donna che non si attiene alle regole di vita pakistane.

Lo avrebbe confidato in un audio mandato al fidanzato 21enne (e poi riferito ai carabinieri), un ragazzo che la famiglia aveva sempre osteggiato. La giovane aveva poi chiesto chiarimenti alla madre, Nazia Shaheen, che avrebbe negato. Ma poco dopo Saman aveva scritto nuovamente al fidanzato: "L'ho sentito con le mie orecchie, ti giuro che stavano parlando di me...". 

Intanto gli amici di Saman hanno rivelato le chat della ragazza: "Ci salutava pensando di andare dal fidanzato", dicono. Quindi Saman sarebbe stata ingannata dalla famiglia  per non segnalare nulla a servizi sociali o forze dell’ordine, fino a farsi accompagnare dai genitori fuori dall’abitazione, la sera del 30 aprile – come dimostrano le immagini della videosorveglianza della zona – tenendo con sé uno zaino, lo stesso che poco più tardi si vede nelle mani dei familiari di Saman, ma senza più traccia della ragazza. 

Due anni fa Saman si è opposta a un matrimonio combinato

"Già due anni fa Saman si era opposta a un primo matrimonio combinato dal padre", sempre con un parente in Pakistan. E’ quanto avrebbe riferito ai carabinieri il fidanzato della 18enne, secondo quanto riportato dal Corriere. Il ragazzo è un connazionale 21enne, residente in Italia ma non in Emilia, che Saman avrebbe conosciuto attraverso i social nel 2019.

A partire dalla scorsa estate però i due si sarebbero visti con più frequenza, anche quando la 18enne si trovava al centro protetto di Bologna. Una storia che di certo non aveva rallegrato il padre Shabbar Abbas: "Voleva denunciarlo allora (il matrimonio combinato, ndr). Mi diceva che aveva paura" avrebbe ribadito il 21enne nella testimonianza offerta ai carabinieri, oltre a raccontare di come Saman fosse preoccupata per la salute del fidanzato, in quanto Shabbar lo aveva indirettamente minacciato.

Intanto è emerso come lo zio della 18enne, Danish Hasnain, 33 anni, ritenuto dagli inquirenti l’esecutore materiale del presunto omicidio, sia stato fermato a Imperia, direzione Francia, in un normale controllo di frontiera il 9 maggio. Con lui c’era anche il fratello minorenne di Saman. Il giovane, sprovvisto di documenti, era stato fermato, mentre lo zio (a sua volta privo di ateriale utile per l’identificazione), in quanto maggiorenne, si sarebbe dovuto ripresentare il giorno seguente con documentazione a seguito. Ovviamente non lo ha mai fatto. Il fratello di Saman ha poi individuato proprio nello zio il presunto omicida "con la complicità dei genitori". La svolta nelle indagini è stato proprio quel normale controllo di frontiera. Ma in quel momento era impossibile arrestare lo zio Danish Hasnain: formalmente il 9 maggio non risultava indagato, e tantomeno si sospettavano omicidi.

Saman, le ricerche a Novellara

Le ricerche nelle Valli tra Novellara, Campagnola e Reggiolo, in un’area superiore ai settanta ettari di piena campagna, non si fermano. Non si lascia nulla di intentato per trovare la prova chiave che potrebbe confermare l’ipotesi dell’omicidio: i resti di Saman, la diciottenne pachistana sparita nel nulla da oltre un mese e che la Procura della Repubblica reggiana crede che sia stata uccisa, con il corpo nascosto nei campi, non lontano dall’abitazione annessa all’azienda in cui la famiglia Abbas lavora da tempo.

Questo fine settimana, pur se con un ridotto numero di persone, si stanno proseguendo le attività di carotaggio del terreno, in vista di un ritorno del nucleo cinofilo di Bologna, per esaminare le zone di campagna non ancora scandagliate dai cani molecolari in forza ai carabinieri. Ma già dalla prossima settimana è previsto pure l’ausilio di un elettromagnetometro, un apparecchio tecnologico di ultima generazione, per una più approfondita scansione dall’alto del sottosuolo, sperando stavolta di poter superare le difficoltà incontrate con l’impiego degli altri strumenti a causa della composizione chimica del terreno.

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Si tratta di un apparecchio, che potrebbe essere installato pure su un drone per poter estendere il raggio d’azione in un’area davvero molto vasta, che solitamente viene usato nella ricerca in campo archeologico ed ambientale. E’ uno strumento che permette di ottenere delle verticali di resistività (o conducibilità) che, opportunamente trattati, possono fornire indicazioni sulla natura del sottosuolo o l’eventuale presenza di corpi anomali, come possono essere murature interrate, antichi basolati stradali, vasellame, corpi metallici, ordigni bellici, fino a presenza di resti umani, perfino a oltre cinque metri sotto lo strato del suolo.

Ed è proprio su questo che contano gli investigatori, puntando verso alcune aree circoscritte dove si presume possa essere stato abbandonato il corpo della ragazza. Ma si è già pronti a estendere il raggio d’azione della ricerca, con lo strumento sofisticato, anche oltre i campi della zona. Si spera che la presenza delle serre per la coltivazione della frutta, in particolare cocomeri e meloni, non sia d’intralcio a questo tipo di ricognizione, soprattutto per le strutture di base delle stesse serre, che spesso arrivano in profondità nel terreno.

Già nelle scorse settimane la ricerca da terra, con i cani molecolari e con gli accertamenti nei pozzi idrici e nei canali, era stata supportata pure dalla visione dall’alto con i droni. Accertamenti che finora non hanno fornito gli elementi cercati da settimane.

Le ricerche nel canale di bonifica

Il retroscena: il sostegno che arrivò da un maresciallo

"Avvertimmo Saman che rischiava la vita". E’ stata questa la risposta dei servizi sociali della Bassa pubblicata ieri sul Carlino, nel rispondere alle tante domande che hanno caratterizzato gli ultimi (presunti) venti giorni di vita della 18enne pachistana. Ma a insistere più di tutti, come già scritto su queste colonne lo scorso 1 giugno, era stato un maresciallo della stazione di Novellara. L’11 aprile Saman Abbass si allontana dalla comunità bolognese per fare ritorno a casa: è la terza volta che accade (come tesimoniano le tre denunce per allontanamento volontario a suo nome).

Ma da lì in poi è stato solo il maresciallo di Novellara a rendersi conto della gravità della situazione. Come già ribadito, tra il 20 e il 21 aprile è andato due volte a casa degli Abbas, trovando Saman.

Chiusa la denuncia per l’allontanamento, il militare non ha desistito, insistendo con la 18enne perché uscisse da quella casa maledetta, forse prevendedo come lì, purtroppo, non fosse assolutamente al sicuro. Solo a quel punto inizia l’iter per trovare una nuova sistemazione, ma quando i servizi sociali tornano a casa Abbas il 3 maggio, di Saman non c’è già più traccia.