Reggio Emilia, 22 giugno 2021 - La Procura va a caccia di prove a carico delle due donne che, dall’estero, avrebbero fatto pressioni sul fratello 16enne di Saman Abbas, perché lui mantenesse il silenzio sul piano di morte ordito dalla famiglia ai danni della ragazza.

Aggiornamento Saman aveva comprato il vestito da sposa dal Pakistan

Controlli sul cellulare del cugino

Si tratta di due parenti del ragazzino che, a quanto si apprende, sono ufficialmente sott’inchiesta: una, il primo maggio, poche ore dopo la scomparsa di Saman, risultava avere un’utenza cellulare inglese, mentre l’altra, come riferito dal Carlino , risiede in Francia. Per entrambe è stato emesso un ordine europeo di indagine: si tratta di una decisione giudiziaria emessa o convalidata da un’autorità di uno Stato membro per fare atti di indagine in un altro Paese europeo, allo scopo di acquisire prove.
La diciottenne pachistana Saman Abbas

La Procura è ricorsa a questo strumento per approfondire la posizione delle due donne, con cui il 16enne ha avuto contatti telefonici poco dopo l’omicidio ipotizzato: quella con il numero inglese gli aveva inviato un messaggio audio alle 23.26 del primo maggio, esortandolo a non dire nulla se non che la madre stava male e che il padre l’avrebbe portata in Pakistan; l’altra lo avrebbe invitato al silenzio e lo avrebbe istruito in modo da evitare sospetti.

Che il ragazzino possa essere pilotato tuttora dall’estero, da parenti stretti, e forse dal padre stesso, è un dubbio che tuttora serpeggia: non è sfuggito come il 16enne, durante l’incidente probatorio a cui è stato sottoposto venerdì - quando ha raccontato la sua versione davanti al gip - sia sembrato "proteggere" i propri genitori, indagati per omicidio aggravato e occultamento di cadavere. Sul fronte delle ricerche in Pakistan, dove sono volati i genitori della 18enne Shabbar Abbas e Naziz Shaheeen, è stata chiesta una rogatoria internazionale, ancora non attivata.

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L’ambasciatore del Pakistan in Italia, Jahuar Saleem, da noi intervistato, ha dichiarato di "non aver ricevuto ancora un contatto formale da parte di alcuna autorità italiana, tramite la Farnesina". Mentre ha detto che quanto sostenuto dal ministero degli Esteri era corretto, cioè che "possono avviare tale contatto solo quando ricevono una richiesta formale da parte delle autorità di polizia e giudiziarie interessate".

Proseguono intanto gli accertamenti a carico di altri due parenti degli Abbas residenti in Italia: se emergeranno profili di responsabilità, per loro potrebbe scattare l’iscrizione nel registro degli indagati non ancora avvenuta. Un cugino di Novellara, e poi lo zio Danish Hasnain, acquistarono in due giorni distinti, il 28 e il 29 aprile, i biglietti aerei per i genitori. I carabinieri reggiani - le cui indagini, coordinate dal pm Laura Galli, sono svolte dal tenente colonnello Stefano Bove, comandante del nucleo operativo - sono in costante raccordo anche con le polizie europee per la ricerca dello zio Hasnain e del cugino Nomanulhaq Nomanulhaq, entrambi ancora latitanti.