Saman, l’accusa: cugini colpevoli. “La ragazza venne uccisa da tutta la famiglia”

Il femminicidio di Novellara (Reggio Emilia): le osservazioni della Procura a sostegno del ricorso in Appello. “Lo zio non può aver scavato da solo. Sulla sua felpa il dna di Ijaz e della 18enne”

Reggio Emilia, 15 giugno 2024 – “Non si comprende come avrebbe potuto un solo individuo, il più basso di tutti, Danish Hasnain, in meno di tre ore e con degli attrezzi in mano, trascinare il corpo esanime di Saman dalla seconda/terza serra al casolare. E poi effettuare a più riprese, almeno sette, uno scavo profondo oltre 1 metro e 80 centimetri in quel duro terreno, contraddistinto anche da vario materiale edile. Infine incamminarsi e rientrare a casa ben prima delle 3.03, quando iniziò a inviare messaggi a un’utenza pakistana”.

La Procura si sofferma su un elemento d’indagine: la felpa indossata dallo zio. A destra, Saman Abbas, la 18enne pakistana uccisa il primo maggio 2021
La Procura si sofferma su un elemento d’indagine: la felpa indossata dallo zio. A destra, Saman Abbas, la 18enne pakistana uccisa il primo maggio 2021

È una delle tante osservazioni critiche mosse dal procuratore capo Calogero Gaetano Paci e dal pubblico ministero Maria Rita Pantani che hanno impugnato in Appello la sentenza per l’omicidio di Saman Abbas.

Dando talora rilievo diverso ad alcuni elementi rispetto al passato, e analizzandone di inediti, si chiede di nuovo la condanna di tutti e cinque gli imputati per omicidio e soppressione di cadavere, i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, lo zio Hasnain e anche due cugini della 18enne pakistana, Nomanulhaq Nomanulhaq e Ikram Ijaz, che erano stati assolti; oltre al riconoscimento delle aggravanti della premeditazione e dei futili motivi cadute nella sentenza.

Riferendosi al racconto del fratello di Saman, Alì Haider, secondo cui Hasnain, nella notte del primo maggio 2021, prese per il collo con il braccio la ragazza, la Procura si sofferma su un elemento d’indagine a cui il Carlino diede risalto: la felpa indossata dallo zio.

Sull’indumento risultano tre profili genetici: uno maggioritario di Danish, uno di Saman e uno più debole di Ijaz. “La posizione in cui è stato isolato quello della ragazza, tra le spalle e sino all’altezza ascellare, è compatibile con la modalità del fatto descritta da Haider”. Nella tasca ci sono guanti: “Ciò corrobora quanto Hasnain disse nell’interrogatorio del 10 marzo 2023, cioè che la notte del 30 aprile furono usati guanti, seppur riferendosi ai due cugini e non a se stesso, come invece risulta dalle analisi che evidenziano il suo solo Dna”.

E si rimarcano le tracce di terra sulla felpa, solo davanti e fino a una certa altezza (la parte in alto è pulita): “Ciò evoca un utilizzo di un soggetto che si è appoggiato con il corpo sino all’addome su un terreno movimentato da poco. E chi si è dovuto sdraiare sul bordo della fossa per posizionare la salma dentro o sporgere dentro per fare gli sgrotti, ha dovuto fare proprio un simile movimento”.

Per quanto riguarda lo scavo della fossa, la Procura lo colloca al 29 aprile, analizzando i movimenti ripresi dalle telecamere. Un’incongruenza viene rilevata quando Ijaz dice di essere andato nelle serre per mangiare le fragole: ma lui aveva detto di essere un musulmano e di osservare il Ramadan, quindi avrebbe dovuto astenersi dal mangiare sino al tramonto avvenuto alle 20.10. Per smentire la tesi che i cugini fossero usciti in serata per fare lavori nelle serre causa maltempo, si riferisce che vi fu solo una pioggia che non avrebbe mai necessitato di un lavoro di oltre due ore.

Per la Procura è significativo che i cugini tenessero in mano “un piccone” (si contesta l’indicazione del bastone nella sentenza) che potrebbe essere stato usato per rompere il primo strato del terreno, quello più duro. Sul ruolo della madre Nazia, che abbia accompagnato la figlia alla morte sarebbe avvalorato dal fatto che nella notte del primo maggio 2021 uscì di casa “col capo coperto consapevole della possibile presenza di uomini”, ed è “plausibile che volesse accertarsi dell’arrivo degli altri tre complici”.