Lo zio di Saman arrestato in Francia
Lo zio di Saman arrestato in Francia

Reggio Emilia, 24 settembre 2021- Dal covo virtuale a quello reale. Attraverso un lungo e minuzioso lavoro di analisi e incrocio dei contatti avvenuti sui social, i carabinieri sono riusciti a stanare dove si nascondeva Danish Hasnain, il pakistano 33enne zio di Saman Abbas, ritenuto presunto esecutore materiale dell’omicidio della ragazza scomparsa da Novellara. Da circa un mese gli uomini dell’Arma reggiana avevano individuato nell’area francese diversi luoghi dove il latitante poteva trovarsi. Poi la mappa geografica delle possibilità si è man mano ristretta fino a concentrarsi in un unico punto: l’appartamento a Parigi, in rue des Mûrieres 4, a Garges les Gonesses, dove mercoledì mattina ha fatto irruzione la polizia francese, bloccando il ricercato.

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Dopo aver monitorato la vita virtuale del latitante e dei suoi contatti, l’attenzione si è spostata sulla casa del blitz, non appena è stata identificata come nascondiglio di Hasnain: ormai da una ventina di giorni, ricorrendo ai metodi dell’investigatore tradizionale - occhi bene aperti e suole consumate - i poliziotti si erano appostati per monitorare i movimenti degli inquilini, scattare foto a chi entrava e usciva, captare ogni dettaglio utile ad arrivare alla certezza: il pakistano abitava proprio lì.

Appostamenti e analisi che sono stati solo il culmine della lunga attività condotta dai carabinieri del comando provinciale di Reggio e del nucleo investigativo, con il supporto dei militari del nucleo operativo di Guastalla: dapprima gli uomini dell’Arma hanno infatti setacciato e incrociato i dati provenienti dai social ricondotti agli indagati e alla loro rete di relazioni, riuscendo a estrapolare diversi elementi, ovvero profili e indirizzi Ip.

Attraverso una richiesta di indagine europea - convogliata tramite Eurojust (Unità di cooperazione giudiziaria dell’Ue) alle autorità di polizia - si è riusciti ad individuare sul campo dapprima il quartiere, nella zona nord est di Parigi, ad alta densità di residenti stranieri, anche provenienti dall’Afghanistan. Stessa area del mondo, tratti somatici simili, tanto andirivieni: davvero un’inchiesta complessa anche per i poliziotti francesi, che man mano hanno ristretto il campo ad alcuni appartamenti.

Poi la svolta finale: sempre lavorando in squadra coi carabinieri reggiani, che hanno fornito numerosi dati, l’attenzione degli investigatori si è infine concentrata su quello che è risultato essere il nascondiglio del 33enne. Al momento del blitz della polizia francese - per la precisione la Brigade criminelle - il giovane non ha opposto resistenza e non ha reagito con azioni violente.

Con lui risultavano abitare altri tre connazionali: erano all’oscuro della reale identità di Hasnain o lo hanno ‘coperto’ volontariamente durante la latitanza? Questi aspetti sono tutt’ora al vaglio della polizia francese, che sta scambiando continuamente informazioni con gli inquirenti italiani per ricostruire come si siano sviluppati i quasi cinque mesi trascorsi in fuga.

Pur vivendo all’ombra, Hasnain non temeva la luce: anche se la certezza sulla sua identità è arrivata dopo, gli investigatori hanno infatti visto che Hasnain usciva da quella casa. Ma se questa può essere considerata una leggerezza, nel complesso il 33enne è apparso come un soggetto scaltro e disinvolto nel sottrarsi alle ricerche. La conferma sull’identità è arrivata poi da un neo sotto lo zigomo sinistro, ma anche dalle sopracciglia unite e marcate e dai baffi, a cui si è aggiunto nel frattempo un pizzetto. Ora Hasnain si trova nel carcere di Fresnes.

Ieri mattina è stato sottoposto all’udienza di convalida dell’arresto in tribunale a Parigi: da quanto trapela, non avrebbe fatto dichiarazioni particolari. A breve lo attende un altro passaggio: il 29 settembre dovrà comparire davanti alla ‘Chambre d’instruction’, organo giudiziario che dovrà pronunciarsi sul mandato di arresto europeo e quindi sulla sua consegna alle autorità italiane.