ALESSANDRA CODELUPPI
Cronaca

Saman: il fratello non sarà indagato. Procure di Reggio e minori, è scontro

"Non emergono elementi da cui ipotizzare un coinvolgimento di Alì Haider nell’omicidio della sorella". I pm reggiani: "La sua posizione archiviata troppo presto". Il giudice Beretti: "Provvedimento atipico".

Saman: il fratello non sarà indagato. Procure di Reggio e minori, è scontro

Saman: il fratello non sarà indagato. Procure di Reggio e minori, è scontro

La Procura dei minori fa muro rispetto alle recenti indicazioni date dalla Corte d’Assise reggiana davanti alla quale si sta svolgendo il processo per l’omicidio di Saman Abbas. "Non emergono dalla lettura degli atti di indagine, dagli interrogatori degli imputati e dall’esame di Alì Haider, elementi da cui ipotizzare un suo coinvolgimento nell’omicidio e nella soppressione del cadavere, né tantomeno una sua condivisione del progetto criminale perpetrato dai congiunti". È la conclusione a cui è giunto il pubblico ministero Caterina Salusti, in forza alla Procura dei minori, che ha deciso di non iscrivere nel registro degli indagati il fratello di Saman Abbas perché "allo stato, così come nel maggio-giugno 2021, non sussistono gli elementi". La notizia è emersa ieri dal processo per l’omicidio della 18enne pakistana, quando la presidente della Corte d’Assise Cristina Beretti ha fatto sapere di avere ricevuto il giorno prima il provvedimento della Procura dei minori, definendolo peraltro "del tutto atipico". Per capire, occorre rileggere l’articolata ordinanza emessa dalla Corte d’Assise il 27 ottobre: si individuavano svariati "indizi di reità" a carico di Haider già a dal maggio 2021 per i quali lui secondo i giudici sarebbe dovuto essere iscritto già allora nel registro degli indagati, quantomeno per vagliare la sua attendibilità e garantirgli le dovute tutele difensive.

Nel 2021 Haider fu indagato dalla Procura minorile per violenza privata, "per avere costretto Saman, in concorso coi genitori e altri soggetti, a rientrare nel Paese d’origine". Il fascicolo fu archiviato poco dopo dal gip minorile: una decisione definita dalla Corte d’Assise "non idonea a superare le criticità riscontrabili sulla mancata iscrizione da parte della competente Procura del ragazzo, allora minorenne, per concorso in omicidio".

I giudici reggiani sono sembrati bacchettare non solo la Procura dei minori, ma maanche il Tribunale dei minori sui tempi rapidi dell’archiviazione per la violenza privata: "Non può non evidenziarsi l’estrema celerità – hanno scritto – con cui si è ritenuto di definire la posizione del ragazzo, dopo poco più di due settimane dalla trasmissione degli atti relativi al procedimento principale", cioè quello per omicidio. Come motiva ora la Procura minorile la decisione su Haider? Intanto con la videosorveglianza: "La sera della scomparsa di Saman lui non fu mai ripreso in attività riconducibili al piano omicidiario o allo scavo. Lui ha anche dichiarato che i parenti gli intimarono di rimanere in casa, circostanza confermata dalle immagini".

Poi dalle intercettazioni: "Nelle settimane seguenti chiese insistentemente ai genitori ‘Dov’è Saman?’, e loro, in particolare la madre, lo rassicurarono dicendo che la ragazza sarebbe andata in Pakistan". Infine le chat tra la ragazza e il fidanzato Ayub Saqib, mostrate ai genitori: "Lui ha dichiarato di essere stato da loro costretto a condividerle, ma ha anche detto di essersi pentito e di non aver mai immaginato cosa sarebbe potuto succedere alla sorella". E anche la "fortissima pressione psicologica" esercitata dai parenti: "Haider ha riferito di aver avuto da loro indicazioni su cosa fare e dire agli inquirenti nei giorni successivi alla scomparsa di Saman, come emerso anche dalle intercettazioni e dai messaggi". Per la Procura minorile, non è configurabile neppure una responsabilità a titolo di concorso per omissione nell’omicidio: "Non si prospetta a carico del ragazzo, all’epoca minorenne, alcuna posizione di garanzia verso la sorella, che era maggiorenne".