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21 giu 2022

Si finge fotografo e la adesca online Tre anni per violenza su una minore

Lui ha 21 anni ed è di Bergamo, l’aveva rintracciata sui social nel 2019 e le aveva chiesto alcuni scatti. La ragazza si è poi sfogata coi genitori: il giovane ha un altro procedimento simile ancora aperto, a Forlì

21 giu 2022
Il presunto fotografo ha trovato e contattato la 16enne tramite i social (Immagine di repertorio)
Il presunto fotografo ha trovato e contattato la 16enne tramite i social (Immagine di repertorio)
Il presunto fotografo ha trovato e contattato la 16enne tramite i social (Immagine di repertorio)
Il presunto fotografo ha trovato e contattato la 16enne tramite i social (Immagine di repertorio)
Il presunto fotografo ha trovato e contattato la 16enne tramite i social (Immagine di repertorio)
Il presunto fotografo ha trovato e contattato la 16enne tramite i social (Immagine di repertorio)

di Alessandra Codeluppi

Tre anni di condanna per violenza sessuale aggravata. È la pena decisa dal gup Luca Ramponi, all’esito del rito abbreviato, per un 21enne di Bergamo accusato di aver approfittato delle speranze di una 16enne. Secondo quanto ricostruito dal pm Marco Marano, titolare dell’inchiesta, il giovane aveva notato le foto da lei postate sui social: nell’ottobre 2019, presentandosi come fotografo di moda, le aveva chiesto di inviargli scatti da mandare a grandi aziende sue clienti. Dapprima del viso, delle mani e dei piedi, poi in biancheria intima. Infine nuda e intenta in atti di autoerotismo.

Nel frattempo la 16enne era stata contattata anche da una fantomatica ‘Elena’: aveva raccontato di essere caduta pure lei nella trappola e le aveva consigliato di assecondare il fotografo. Ma ‘Elena’ non era altri che lui, sotto falso profilo social. Dopo aver mandato diverse foto, la giovane si è sfogata con la madre ed è scattata la denuncia in questura. Nella casa del ragazzo erano stati prelevati due cellulari, mentre il computer era già stato sequestrato dalla polizia postale su ordine della Procura di Bologna per accertamenti su un’altra vicenda.

La giovane e i suoi genitori si sono rivolti all’associazione antipedofilia ‘La Caramella buona’: sia loro, sia la onlus reggiana, rappresentata dal presidente Roberto Mirabile, si sono costituiti parte civile attraverso l’avvocato Donatella Ferretti. Durante la discussione, il pm Marano ha chiesto 4 anni di condanna. L’avvocato difensore Dario Pellegrino ha domandato l’assoluzione "perché il fatto non costituisce reato" e, in subordine, la derubricazione in adescamento di minorenni. Reato, quest’ultimo, per il quale è aperto, sempre a carico del giovane, un altro procedimento penale a Forlì, nel quale il pm ha già chiesto il rinvio a giudizio e si attende l’udienza preliminare.

Nel processo reggiano il gup ha deciso anche una multa da 16mila euro, l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e perpetua dagli incarichi di curatela. Oltre al pagamento di una provvisionale di 10mila euro per la ragazza, di 2mila per ognuno dei genitori e di mille per la Caramella buona, oltre al risarcimento in separata sede. Al giovane sono state riconosciute le attenuanti generiche perché incensurato.

"La ragazza ancora soffre – dichiara l’avvocato Ferretti –. Che lei fosse molto fragile anche all’epoca dei fatti sarebbe stato evidente anche da una semplice videochiamata". La battaglia giudiziaria non è però finita: l’avvocato Pellegrino annuncia "ricorso in Appello".

© Riproduzione riservata

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