Reggio Emilia, 1° settembre 2018 – Si è trovato nel bel mezzo di una grande festa tra fiori e applausi. Poi qualcuno lo ha esortato a salire su un piccolo altare e, in quel momento, gli è sorto un dubbio che subito dopo ha trovato conferma: sì, si stava sposando. Ha del paradossale la vicenda di cui si è trovato suo malgrado protagonista un reggiano di 42 anni.

L’uomo, infatti, si è visto costretto dalla famiglia di una giovane Vietnamita a sposarla per permetterle di ottenere il permesso di soggiorno. Se si fosse rifiutato di pronunciare il fatidico sì, i parenti della straniera gli avrebbero proibito di fare rientro in Italia. Ora, a distanza di cinque anni da quel legame estorto con le minacce, la prima sezione civile del tribunale di Reggio Emilia ha dichiarato nullo il matrimonio poichè indotto con grave violenza e minacce. L’uomo, infatti, una volta rimesso piede in Italia, si è rivolto ai propri legali modenesi, avvocati Giovanni Tripaldi e Annalisa Bova dello studio Fiorini & Bova per presentare ricorso ed ottenere l’annullamento del matrimonio. E così è stato.

Tutto inizia a maggio 2013. L’uomo porta avanti la sua vita piuttosto solitaria a San Martino in Rio, dove è nato e cresciuto. Una sera una coppia di amici vietnamiti gli propone di conoscere via Skype la nipote, oggi 25enne. Tra i due inizia una sorta di simpatia a distanza e gli zii, ad agosto, gli propongono di andarla a trovare. «Chissà che non ne nasca una bella amicizia – gli dicono –, noi ti paghiamo il viaggio e tu ti fai una bella vacanza in Vietnam».

La proposta è allettante e Ly, la ragazza, bellissima. A settembre il 42enne parte insieme all’amico ma, una volta in Vietnam, il turista reggiano piomba in un vero e proprio incubo.

L’amico si dilegua in fretta e furia e l’uomo viene condotto nel villaggio di Thuan, a quattro ore dall’aeroporto. Arrivato nell’abitazione dell’amica, la famiglia di lei si mostra subito cordiale ma si fa subito consegnare passaporto e contanti, circa 3mila euro. «Qui è pericoloso tenerli addosso – gli dicono – li custodiamo noi». Il turista nota però che i parenti della 20enne lo seguono ovunque e il loro atteggiamento all’improvviso cambia. «Sono diventati freddi e schivi – spiega l’avvocato Tripaldi – e il mio cliente è stato confinato in una capanna».

Il reggiano si rende conto di essere in trappola ma non riesce a spiegarsi il perché di quella strana situazione fino a che la zia della giovane, da Reggio, non gli telefona prospettandogli le nozze. Lui, spaventato, chiama il fratello poi chiede di poter rientrare in Italia. «Tu non vai da nessuna parte – gli dicono – stai qui e se crei problemi nel tuo Paese non tornerai mai».

Il 7 settembre il 42enne, come in un film, si trova agghindato a dovere ad una festa, la sua. L’uomo viene costretto a partecipare al lungo rito solenne e a firmare documenti in lingua vietnamita. Solo il 29 settembre il reggiano viene accompagnato all’areoporto insieme alla novella sposa e, in quell’occasione, i parenti della ragazza gli consegnano il passaporto. Tornato in Italia il reggiano fa presente alla moglie di voler subito annullare l’unione ma, sotto minaccia, viene costretto dagli amici della 20enne a recarsi in questura per far ottenere a Ly il permesso di soggiorno. Poi, a distanza di due settimane, ‘l’amata’ svanisce nel nulla.

«La vicenda è stata particolarmente complessa anche per le difficoltà nel notificare gli atti del giudizio in un villaggio del Vietnam – spiega l’avvocato Bova – sono stati necessari molti tentativi (durati quasi tre anni) prima di raggiungere l’obiettivo. Alla fine di questa incredibile vicenda, il nostro cliente è riuscito finalmente ad ottenere il suo stato civile libero».