Società e soldi investiti Maxi-sequestro dei finanzieri Arrestato l’imprenditore Soda

A ricostruire la fitta rete di partecipazioni, che lo renderebbero attiguo ai Grande Aracri, è stato il gruppo Scico, che ha iniziato a indagare su di lui dopuna serie di interdittive.

Era la fine di dicembre 2022 quando le Fiamme Gialle sequestrarono i beni di Roberto Soda, imprenditore di origini crotonesi (Calabria) ma residente nel Reggiano da tempo, per un valore di oltre 300mila euro.

Nei giorni scorsi il 53enne, ritenuto vicino alla cosca mafiosa Grande Aracri, è stato arrestato e lo Scico (Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata) della Guardia di Finanza, con la collaborazione dei nuclei di Reggio e Mantova, ha ricevuto il via libera per confiscare i suoi averi che comprendono, oltre alle disponibilità finanziarie, anche partecipazioni in nove diverse società.

Soda rimarrà così sotto sorveglianza speciale per i prossimi cinque anni.

Le indagini erano partite dopo l’interdittiva antimafia della Prefettura reggiana: tale misura si concentrava su una serie di società operanti nel settore edile e tutte riconducibili a Soda. Quelle stesse attività, in prima battuta, rientravano nel circuito di imprese coinvolte nella ricostruzione successiva al terremoto del 2012, che colpì il territorio reggiano, modenese, bolognese, ferrarese e mantovano. Dopo il provvedimento preso dalla Prefettura, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo aveva delegato allo Scico degli approfondimenti sulle società.

Fu così che emerse innanzitutto una sproporzione tra la capacità reddituale e la situazione patrimoniale di Soda, oltre al suo profilo di pericolosità sociale come imprenditore, tra false fatturazioni e soprattutto il ruolo di prestanome negli interessi della cosca Grande Aracri.

Quello di Soda non è un nome estraneo a illeciti di natura fiscale: era già comparso ormai tre anni fa nell’ambito dell’inchiesta ‘Billions’, dopo la quale venne rinviato a giudizio e finì ai domiciliari (fu disposta la custodia cautelare in carcere per cinque dei duecento indagati).

Le testimonianze in tribunale rivelarono come Soda fosse attivo nel riciclaggio di ingenti somme di denaro nell’ambiente cutrese, attraverso l’azienda Edil Gest di cui al tempo risultava titolare. Quattro anni prima di Billions, tra l’altro, Soda era stato perquisito vicino a un ufficio postale di Crevalcore (Bologna) con addosso 43.400 euro in contanti.