TOMMASO VEZZANI
Cronaca

Sospeso Cafè, il caso "Se chiudono tutti i locali sarà un centro fantasma"

Le reazioni dopo l’ordinanza che impone al cocktail bar la serrata alle 22. E c’è chi scrive al sindaco: "Il parere di noi giovani non viene mai considerato".

Il titolare del locale Sospeso Café, Mattia Galvano

Il titolare del locale Sospeso Café, Mattia Galvano

di Tommaso Vezzani

"Volete silenzio? Lo avrete. Un centro silenzioso, dove tutto è chiuso, senza nessuno in giro". È una profezia angosciante quella che proviene dai social dopo la notizia, data sabato sulle nostre pagine, che il titolare Mattia Galvano è in procinto di spostare il Sospeso Cafè fuori dall’esagono. La scelta arriva dopo l’ultima ordinanza del tribunale, per il locale di piazza Prampolini, di spegnere la musica alle 22 o, eventualmente, risarcire di 200 euro l’hotel Posta a ogni sforamento d’orario a causa dell’inquinamento acustico.

E non è l’unico contenzioso, questa volta con l’amministrazione: "Da gennaio siamo senza distesa, il che significa fatturare il 70% in meno", ha detto al Carlino Galvano, definendo il tutto "un accanimento imbarazzante".

E non sono mancate le reazioni sui social: centinaia di reazioni, commenti e altrettante condivisioni. Molti sono delusi e si sono rivolti direttamente al sindaco Luca Vecchi tramite tag e anche vere e proprie lettere aperte di disappunto.

"Reggio diventerà presto una città fantasma", scrive qualcuno.

"Faccende come questa devono essere gestite dall’amministrazione comunale prima che finiscano in tribunale", afferma un altro utente, infuriato: "Noi però siamo amministrati da gente cui dei reggiani non interessa: questi i risultati".

Mentre i più esperti ricordano gli storici problemi tra residenti e discoteche del centro e non, seppur in netta minoranza c’è anche qualche moderato: "Capisco, ma ci sono anche le esigenze della clientela dell’hotel, non è semplice gestire le due cose assieme".

Altri ancora prima di esprimersi aspettano di sentire tutte le parti in causa.

Su Instagram sono molti giovani a esprimersi, più di 60 clienti abituali si schierano a difesa del Sospeso Cafè. A commento di una bella foto si legge: "Una ‘Città delle persone’ non dovrebbe scordarsi di chi queste persone le fa incontrare, la socialità va incentivata non limitata".

Ghassan Ezzarraa, fondatore del progetto Wave che a Reggio da anni organizza eventi musicali e culturali, in quel locale ci ha anche lavorato e mostra profonda gratitudine: "Conosco Gianluca (fratello di Mattia, ndr) dal 2013. Ha aperto un bar in un punto della città in cui nessuno si sarebbe azzardato, un punto morto. Quell’angolo aveva ripreso vita, un sacco di amici hanno iniziato a vivere quella piazza in cui la notte non si era troppo tranquilli a passare. L’avventura del Sospeso è stata una parentesi che ha lasciato un segno indelebile nella vita di tanti reggiani e reggiane". Della vicenda fa una lettura precisa: "Raccontarci che in un posto diverso sarà la stessa cosa sarebbe mentire spudoratamente. Il nostro è un centro bello ma per pochi, questa per la città e l’amministrazione è una palese sconfitta. Nella città delle persone non può essere che chi si occupa del centro storico non si prenda carico di una situazione del genere in cui alla contrapposizione di socialità ed interessi privati abbiano la meglio i secondi. In una città in cui ci si vuole proiettare verso il futuro forse è il caso di ricordarsi che non c’è futuro senza giovani che lo prendano in carico".

Per i più arrabbiati diventa quasi uno scontro generazionale: "Questo è il supporto che date al centro e all’intraprendenza di un gruppo di giovani che ha voglia di lavorare e mettersi in gioco, facendo sacrifici. Il parere di noi giovani non viene mai richiesto e si ascolta solamente qualche comitato che invece di abitare in centro dovrebbe andare su un’isola deserta, forse lì ci sarà il silenzio che richiedono".

In merito al braccio di ferro fra l’albergo e il locale, l’hotel Posta in questi giorni da noi contattato più volte ha preferito non rilasciare dichiarazioni.