Reggio Emilia, 21 ottobre 2020 - "Facile giudicare se dall’altra parte hai dei ragazzi di vent’anni". A parlare è uno dei giovani coinvolti nella sparatoria di sabato sera, quando Gaetano Lombardi (43 anni) ha aperto il fuoco in piazza del Monte. Nove colpi di Beretta 6,35 perché "erano stati maleducati". Questa è stata la prima spiegazione fornita dall’uomo appena dopo l’arresto. Un arresto che ieri, il giudice, ha convalidato negando all’uomo i domiciliari e confermando la custodia in carcere. I ragazzi hanno poi raccontato quello che è successo, a loro dire. Prima della sparatoria, c’era già stato un diverbio, in piazza della Vittoria. Poi i nove colpi di pistola.

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Ma sui social si sono scatenati i commenti proprio contro i ragazzi su come, senza dubbio se la fossero cercata, e l’uomo avesse agito per difendersi. Ma attorno al tavolo del loro avvocato difensore, Giacomo Fornaciari, questi cinque ragazzi (Sbar Nassim, Achraf Ayat, Faissal Ouhya, Badr Sattar e l’unico minorenne presente insieme al padre, Yassine Elyanouti) sono molto lontani dal sembrare una ‘baby gang’. Uno è andato a scuola in questi giorni, dopo che una pallottola gli ha attraversato il fianco, perché aveva delle lezioni importanti che non poteva perdere. Un altro ha perso un provino di calcio, per la prima squadra del Celtic. "Mentre giravamo per le bancarelle in piazza della Vittoria - raccontano - il signore è passato con la bici sopra al piede di un nostro amico (quello che attualmente si trova ancora in ospedale, ndr)".

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Il ragazzo gliel’ha fatto notare e Lombardi avrebbe risposto offendendolo e dicendogli di continuare a camminare. Da lì si è arrivati alle mani, poi sono intervenuti gli uomini della sicurezza. Un episodio comunque spiacevole, ma che poteva concludersi lì. Pochi minuti dopo, invece, il secondo round. «Siete quelli di prima», ha detto Lombardi quando li ha incrociati in piazza del Monte, prima di sparare. «Sembrava una persona normalissima - dicono -. Uno da cui non ti aspetteresti una cosa del genere. Facciamo fatica a dormire, i nostri compagni di classe e le nostre famiglie ci sono vicine. Fin da subito però, dai commenti sui social, sembrava che fossimo noi dalla parte del torto. E’ una cosa molto triste».