Violenza sulle donne (immagine di repertorio)
Violenza sulle donne (immagine di repertorio)

Reggio Emilia, 24 gennaio 2019 - Con il pretesto di accompagnare a casa una ragazza, un marocchino di 45 anni non si è fermato neppure di fronte alla gravidanza, ormai di cinque mesi, della giovane. La vittima, secondo il racconto fatto ai carabinieri, sarebbe stata costretta a girovagare in alcuni bar della zona per poi, insieme a un connazionale del nordafricano, caricato in auto durante il tragitto, a subire ripetuti rapporti sessuali per nulla desiderati.

Ore da incubo, quelle vissute da una studentessa di 23 anni, residente in un paese della Bassa Reggiana. E dire che la serata, quel giorno dello scorso mese di settembre quando le temperature ancora estive consigliavano di far tardi per godersi il fresco della notte, era iniziata nel migliore dei modi, con una cena in un ristorante della Bassa insieme a un gruppo di amici. Poi, il classico «bicchiere della staffa» in un bar della zona. Qui era stato deciso di recarsi a ballare in discoteca prima di andare a dormire.

La studentessa, però, poco propensa a scatenarsi in pista col bebè in grembo, aveva declinato l’invito. A quel punto sarebbe entrato in scena il marocchino che, stando al racconto dell’avvocato della vittima, Marco Scarpati, le sarebbe stato indicato da un amico e che lei non conosceva. La ragazza, quindi, si è fidata e ha accettato il passaggio. Peccato, però, che la destinazione non fosse la casa della donna, ma un altro appartamento, oltretutto con la presenza di un connazionale del marocchino, fatto salire in auto durante il tragitto.

«Mi ha portato in giro per ore nella sua macchina», avrebbe raccontato la ragazza. Che ha aggiunto: «Mi ha portato in alcuni bar prima di andare in un appartamento dove mi ha costretto a bere un’intera bottiglia di birra e poi a subire ripetuti rapporti sessuali. Avevo paura che facessero del male a me e al bambino». I due uomini volevano stordirla con l’alcol per limitare un’eventuale tentativo di reazione? Solo al termine di quell’incubo, che stando a Scarpati è durato 20 ore, i due uomini l’avevano fatta risalire in macchina e portata via: non a casa, ma nei pressi di un bar, ancora in evidente stato di choc per quanto accaduto, dove è stata notata da alcune persone che hanno dato l’allarme.

I genitori sono così riusciti a rintracciarla, quando ormai il suo ritardo nel rientro a casa li stava facendo preoccupare. Proprio per il suo stato di gravidanza, la studentessa era stata subito accompagnata in ospedale per una visita ginecologica. Poi l’avvio delle indagini, affidate ai carabinieri di Bagnolo in Piano. Gli investigatori si sono subito indirizzati verso due stranieri («fra loro parlavano in arabo», ha raccontato la vittima).

Ora sembrano esserci elementi sufficienti per formalizzare una precisa accusa, tanto che il giudice per le indagini preliminari di Reggio ha emesso un provvedimento che ha fatto finire in carcere il marocchino quarantacinquenne, accusato di sequestro di persone e violenza sessuale aggravata. Ora si cerca ancora il secondo uomo, mentre gli avvocati Giovanni Tarquini e Carmine Migale, difensori del nordafricano, ritengono esserci delle «zone d’ombra» nel racconto della vittima. Scarpati invece spiega che «la ragazza adesso sta bene. Ha partorito da pochi giorni ed è felice per la nascita, ma quanto accaduto è davvero tremendo».