Gualtieri (Reggio Emilia) - Si stanno ancora quantificando vittime e danni nella zona dell’Indonesia duramente colpita da un terremoto di magnitudo 6.9, che ha distrutto almeno tredicimila edifici. I soccorritori sono al lavoro nel tentativo di farsi strada tra la macerie. Finora sono state evacuate migliaia di persone. Altre migliaia sono ancora in attesa di essere soccorse, soprattutto alle isole Gili, da dove il trasferimento deve avvenire per forza in barca fino a Lombok. Fonti della Farnesina hanno dichiarato che l’Unità di crisi italiana ha eseguito «un lavoro di verifica, orientamento e assistenza» messo in campo a favore degli italiani presenti nell’area colpita dal sisma. Una missione consolare dell’Ambasciata d’Italia, disposta in raccordo con l’Unità di crisi, è giunta a Lombok da Jakarta per fornire ogni possibile ulteriore supporto, anche sul fronte dei documenti per il rientro in Italia dei connazionali.

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Ma ci sono anche italiani che in quella zona lavorano. Come i reggiani Diego Mancaruso di Guastalla e la moglie Katia Gilocchi, di Gualtieri, che all’isola di Bali si sono trasferiti alcuni anni fa per operare nel settore delle costruzioni edili. Il terremoto è stato vissuto come un incubo da entrambi i reggiani.

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Katia, in che zona siete a Bali?

«Siamo nella parte sud, distante oltre 150 chilometri dall’epicentro. Ma la scossa è stata avvertita nitidamente anche qui. C’è stato molto spavento. Il movimento della terra sembrava non voler finire mai. La scossa è durata un’eternità. Era sussultoria. Abbiamo visto uscire l’acqua dalla piscina. Ho avuto la sensazione di avere la labirintite. Per alcuni istanti ho perso davvero l’equilibrio. Si sperava solo che tutto finisse in fretta. Poi ci sono state altre scosse di assestamento, anche molto forti, con magnitudo superiore a 5.0. È davvero un incubo, che non ci lascia tranquilli».

Nella vostra zona ci sono stati danni gravi?

«Tutto sommato è andata bene, perché l’area in cui viviamo noi non ha registrato il disastro che si è invece avuto nelle zone più vicine all’epicentro del terremoto. Sono crollati cornicioni in un centro commerciale ancora in fase di costruzione. Peggio è andata alle Gili Island, che conosco molto bene per averci lavorato a lungo».

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In che modo state vivendo l’emergenza?

«A parte la paura per le forti scosse, ora si tratta di preparare l’accoglienza degli sfollati. Dalla zona dell’epicentro, all’isola di Lombok, hanno fatto evacuare la popolazione che ha avuto le case distrutte. Mi risulta che stiano trasferendo gli sfollati a Bali. L’emergenza è enorme, ma non c’è un’adeguata organizzazione per mancanza di mezzi idonei. Inoltre il mare è molto mosso e questo rallenta tutte le operazioni che riguardano gli spostamenti delle persone».

Ma voi come state?

«La prima forte scossa ci ha spaventati da morire. Ma quella fase sembra passata. Ora però restano le scosse di assestamento. Ogni tanto traballiamo, ma cerchiamo di mantenere la calma. Sappiamo che è una situazione normale, quella dell’assestamento, dopo un terremoto così potente come quello che abbiamo vissuto nei giorni scorsi. Per noi è importante soprattutto essere sani e salvi dopo questa esperienza. Ad altri non è andata altrettanto bene».