Come si fa a morire così? Come si può accettare di vedere spegnersi un sorriso così giovane, che si stava aprendo alla vita, in questo modo così crudele e feroce? Come è possibile che nel 2021 non si sia arrivati ad avere sistemi di sicurezza che possano impedire tragedie tanto strazianti?

Sono queste le domande con le quali, ogni volta in cui succede una vicenda tanto drammatica, ci ritroviamo a doverci confrontare. Sentendo la consueta litania del "mai più una tragedia così" che è diventato il più inutile e vuoto degli slogan. Inutile e vuoto perché, nella realtà dei fatti, cambia poco o niente. Nel mondo del lavoro, questo va detto, c’è un pizzico di superficialità. Si tende sempre a pensare che certi problemi, certi incidenti, certe distrazioni, possano capitare solo agli altri. E questo porta, in qualche caso, ad alleggerire le misure di sicurezza. Magari anche per risparmiare qualche soldo o guadagnare tempo nella produzione. In più non sempre si riescono a compiere i controlli come andrebbero fatti. Basti dire che, proprio dopo la tragedia di Luana, la Cisl emiliana ha reso pubblici i dati sulle carenze degli organici per quanto riguarda gli Ispettori del lavoro con uffici in cui manca anche più del 30% del personale. Tutto questo porta a vivere spesso sul filo del rasoio in qualche azienda e in qualche cantiere. E la tragedia, ahinoi, è sempre dietro l’angolo.