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17 giu 2022

Truffe e furti a 300 persone, banda sgominata

Operazione ’Ghost’ dei carabinieri. Tredici persone in galera, tre ai domiciliari. Tutto è partito da una carta di credito rubata al parroco

17 giu 2022
gianpaolo annese
Cronaca
Al tavolo da sinistra il comandante provinciale Milani, il procuratore Paci e la pm Stignani
Al tavolo da sinistra il comandante provinciale Milani, il procuratore Paci e la pm Stignani
Al tavolo da sinistra il comandante provinciale Milani, il procuratore Paci e la pm Stignani
Al tavolo da sinistra il comandante provinciale Milani, il procuratore Paci e la pm Stignani
Al tavolo da sinistra il comandante provinciale Milani, il procuratore Paci e la pm Stignani
Al tavolo da sinistra il comandante provinciale Milani, il procuratore Paci e la pm Stignani

di Gianpaolo Annese

In principio è stato il furto al parroco di San Polo d’Enza il 28 otttobre 2018: gli hanno sottratto la carta di credito, hanno trovato il pin smurando la cassaforte della cooperativa sociale e gli hanno soffiato 6.800 euro. La somma è stata poi ‘riciclata’, cioè sminuzzata in mille rivoli che hanno raggiunto una decina di carte Postepay alcune delle quali intestate alle stesse persone. È ‘l’episodio zero’ che ha acceso una lampadina nella testa dei carabinieri di San Polo d’Enza. Militari della stazione tra l’altro molto efficaci sul fronte delle imposture online: già l’anno scorso avevano arrestato in flagranza di reato due fratelli bresciani che avevano svuotato il conto di una donna.

Ieri invece è stata la volta dell’operazione Ghost (fantasmi), nome scelto per la difficoltà nell’identificare gli autori materiali dei vari colpi, veri e propri ectoplasmi grazie soprattutto a prestanome che, dietro compenso, attivavano carte Postepay che i malfattori utilizzavano successivamente per la commissione di centinaia di truffe, utilizzi indebiti e riciclaggi. Una ’batteria’ della banda si occupava dei furti delle carte di credito. L’altra, soprattutto donne, era dedito invece alle truffe online e telefoniche. Raggiri andati a segno per un anno, tra luglio 2018 e aprile 2019. Vendevano per esempio merce online e poi una volta accapparati i soldi scomparivano.

Poi il passo falso: un acquisto personale con una delle carte sotto osservazione degli inquirenti. È stato il bandolo attraverso cui i carabinieri e la procura hanno sbrogliato la matassa di un giro d’affari fraudolento nel Reggiano e nel resto d’italia da oltre un milione di euro. I dettagli del colossale raggiro sono stati illustrati ieri dal nuovo procuratore capo Calogero Gaetano Paci, il sostituto procuratore Giulia Stignani, il comandante provinciale Andrea Milani, e il maresciallo di San Polo Giovanni Tondo. "Fondamentale è stato anche il contributo dell’ufficio anti-riciclaggio di Poste italiane". Ieri mattina all’alba sono stati un centinaio i miliari impegnati tra l’Emilia Romagna e il Trentino per eseguire 17 misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari nei confronti di persone tra i 24 e i 47 anni: 13 sono state condotte in carcere, 3 agli arresti domiciliari, una è stata sottoposta all’obbligo di firma. Mentre sono oltre 300 i colpi messi a segno dalla banda tra furti soprattutto nel Reggiano e truffe in tutta Italia, per 448 capi di imputazione complessivi contestati: le accuse ai 48 indagati riguardano l’associazione a delinquere, utilizzo indebito di carte di pagamento, truffa, riciclaggio, furto aggravato, ricettazione. Inoltre sono sei i redditi di cittadinanza per i quali è stata richiesta la sospensione e 900mila i record di traffico telefonico analizzato. Sequestrati 10mila euro in contanti e orologi Rolex, oltre a libretti postali da 55mila euro.

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