Reggio Emilia, 21 dicembre 2016 - Unieco ha davanti due possibili strade: una è parecchio insidiosa e per essere percorsa richiede un sacrificio altissimo, l’altra porta direttamente dentro a un burrone. La metafora è di quelle forti, ma si sposa bene a quanto comunicato ieri dall’azienda: nell’ipotesi migliore Unieco potrà continuare ad esistere, ma con un piano di salvataggio che prevede il licenziamento del 50% del personale; nell’ipotesi peggiore c’è solo la liquidazione coatta amministrativa, che significherebbe la fine della cooperativa.

Ieri mattina è stata consegnata ai sindacati la lettera di richiesta di apertura di procedimento ai sensi dell’articolo 4 della legge 223 del 1991: è la legge che regola i licenziamenti collettivi.

In realtà la possibilità di ridurre il personale era sul tavolo aziendale da molto tempo: fin da quando emerse la possibilità di fusione tra Unieco e Coopsette, un paio di anni fa. Il fatto nuovo è che ora i vertici di Unieco hanno quantificato il taglio di personale ed è un vero e proprio bagno di sangue dal punto di vista sociale: su 340 su impiegati e operai, ne andrebbero a casa 170, la metà esatta. Fino a pochi mesi fa si parlava di 150 licenziamenti su 400 dipendenti: essendo già usciti dalla cooperativa in 60, si pensava ad un taglio di circa un centinaio di unità.

«La situazione è drammatica – afferma Rudi Zaniboni della Fillea Cgil – tanto che abbiamo convocato immediatamente una assemblea dei lavoratori. Ora cercheremo di capire se sarà possibile limitare l’impatto di questo piano. Già a gennaio potrebbero partire le 170 lettere di licenziamento».

Fin qui l’ipotesi più ottimistica. Sembra paradossale ma è così: con il taglio dei dipendenti Unieco potrebbe salvarsi e mantenere la gestione dei cantieri avviati.

Ma questa ipotesi si regge un assunto: ovvero che vada in porto il piano di salvataggio messo in campo dalla cooperativa, che prevede un intervento della Oxy per acquisire il debito con la banca Monte Paschi. In realtà è una ipotesi ancora tutta da confermare.

Si è diffusa la voce di un possibile intervento di Parco in questa fase: ma la finanziaria del mondo cooperativo non intende dirottare risorse verso un’operazione tutta bancaria (almeno questo dicono i rumors in zona Legacoop). Parco potrebbe invece intervenire in una eventuale ‘fase due’: quando, e questo è il piano di salvataggio che abbiamo anticipato sul Carlino, la cabina di regìa di Legacoop potrebbe entrare in campo per mettere insieme i diversi pezzi superstiti del settore edile, in primis Coopsette e la stessa Unieco, per unirli in una nuova cooperativa. Tutte ipotesi, per ora, che si susseguono in queste ore frenetiche, in cui si cerca di salvare la storia e il patrimonio di Unieco.