Villa Minozzo (Reggio Emilia), 15 febbraio 2021 - Il weekend maledetto per le montagne emiliane ha dovuto contare una vittima (Marcello Fiorentini, 33 anni: morto sul Monte Giovo) e altre cinque persone salve per miracolo, fra il Modenese e il Reggiano. La neve, il gelo, il sole e poi le valanghe, con la paura e la morte: sabato è successo un po’ di tutto. Ed è drammatico il racconto che fa Daniele Caltabiano, 31 anni, volontario del Soccorso Alpino presso la stazione di Monte Cimone di Modena che da 10 anni opera nel Soccorso Alpino, prima a Parma e poi a Modena. Caltabiano era sul Monte Cusna, per fare scialpinismo, insieme a due amici.

Il fatto Valanga sul monte Cusna: tre escursionisti salvati dagli amici

Cos’è successo?
"Partiamo dal momento più drammatico, quando arriva la valanga che sfiora anche me".

Invece un suo amico è stato preso in pieno...
"Sì, purtroppo. Ed è finito sotto oltre due metri di neve".

Ad un passo dalla morte. Cos’ha fatto lei?
"In quei momenti si agisce, non si pensa. Con l’Artva (apparecchuio di ricerca; ndr) ho individuato la posizione. Poi con la sonda e con la pala ha fatto il resto, Scavando due metri e aprendo un buco".

Cioè?
"Per fortuna Matteo era rimasto in piedi: ho trovato prima la testa, poi l’ho liberato dalla neve fino alla cintura in modo che potesse respirare. Uno sotto la neve così resiste solo pochi minuti, non dovevo perdere tempo".

Considerato il tempo di percorrenza, i soccorsi sarebbero stati utili?
"Non oso pensare quello che sarebbe accaduto se io non fossi riuscito a trovarlo subito. Per questo anche nel Soccorso Alpino ci alleniamo facendo, attraverso simulazioni, autosoccorso. Solo così ci si può salvare in caso di valanghe, perché sotto la neve non si respira e in pochi minuti o si esce o si muore".

Ma l’allarme era scattato prima della valanga...
"Sì, noi eravamo partiti ben equipaggiati col desiderio di raggiungere la vetta del Monte Cusna. Ad un certo punto della salita per la scarsa visibilità e il gran freddo, abbiamo deciso di tornare indietro, ma abbiamo sbagliato percorso, prendendone uno molto ripido, Non potevamo tornare indietro, risalire sarebbe stato pericoloso".

Quindi?
"Restando su un versante del canalone ho fatto scendere i miei due amici sullo spallone opposto meno innevato in quanto esposto al vento. Pierpaolo l’ho visto passare senza problemi, mentre non bho più visto Matteo. In quel momento si è staccata la valanga e in pochi minuti ci siamo giocati la vita"

Consigli dopo la paura?
"Guardare le previsioni del tempo prima di partire, sempre attrezzati con Artva, sonda e pala: ma bisogna saperli usare".