Valeria Lusztig, a sinistra con l’amica Ilaria con la quale tenterà l'impresa
Valeria Lusztig, a sinistra con l’amica Ilaria con la quale tenterà l'impresa

Reggio Emilia, 1 agosto 2020 - "Per tutte le donne prede di sguardi difficili da sostenere, perché la loro condizione fisica veniva gridata al mondo da un particolare, dall’aspetto fisico, da una condizione permanente o temporanea".
Così scrive la reggiana Valeria Lusztig sulla pagina Facebook ‘Guardami Adesso’, dov’è attiva la raccolta fondi a favore della ricerca sulla fibrosi cistica. Per ltutti colorono che soffrono, oltre che per sé stessa, Valeria proverà a raggiungere martedì 4 agosto la vetta del Gran Paradiso insieme all’amica Ilaria Pietropaolo. Due vite entrambe segnate da problemi di salute, anche se in modi diversi. Due percorsi il cui orgoglio, passo dopo passo, viene rivendicato.

Valeria, le andrebbe di raccontarci la sua storia?
"La mia storia sanitaria è legata alla fibrosa cistica, che è una malattia genetica, per cui ho subito a fine 2017 un doppio trapianto polmonare. Ho avuto poi un rigetto molto brutto, a settembre 2018, che mi ha riportato ‘indietro’. Nel senso che prima del trapianto giravo con la bombola d’ossigeno e ho dovuto riprendere a farlo. Ora sto bene, le mie condizioni fisiche sono buone".

Pronta a raggiungere la vetta del Gran Paradiso?
"Diciamo che ci proviamo (ride). Ci sono delle valutazioni anche legate al meteo, il 3 dovrebbe nevicare quindi per il 4 vedremo. Alla peggio spero che venga rimandata, non annullata".

Quanti sarete?
"Siamo otto donne, tra cui tre infermiere e la mia amica Ilaria. La fondazione ha preteso anche un supporto tecnico quindi ci saranno due guide alpine, ciascuna per una cordata da 4 persone. L’unico ostacolo, a parte quello climatico, è chiaramente fisico, ma comunque sono pronta a documentare tutto, anche la sconfitta".

Come vi siete conosciute, lei e Ilaria?
"L’ho contattata su Facebook perché un’amica mi aveva raccontato la sua storia (Ilaria ha avuto serie complicazioni in seguito a un aborto, rischiando anche la vita, ndr). Subito le avevo proposto di andare sul Monte Rosa e lei, senza esitare, mi ha detto: "Ti accompagno io"".

Vi siete allenate insieme?
"Lei è un’alpinista vera, non come me (ride). Con il lockdown avevamo rimandato, poi abbiamo iniziato ad allenarci a San Vito di Cadore, per capire se avevo la forma fisica adatta. Nel frattempo è nata la pagina ‘Guardami Adesso’, per raccogliere fondi a favore della ricerca sulla fibrosi cistica".

‘Guardami Adesso’: come mai la scelta di questa frase?
"E’ una scelta rispetto agli sguardi che ho dovuto sopportare, con la bombola d’ossigeno sempre con me. Rispetto, in generale, alla compassione con cui si osservano certe malattie, senza magari conoscerle davvero. La fibrosi cistica è la malattia genetica più diffusa in Italia e nonostante questo se ne parla pochissimo. In futuro l’idea è quella di scalare altre vette con altre donne, raccontando altre storie".

Come la fa sentire, questa sfida?
"L’idea che accomuna spesso noi malati di respiro, che di fatto abbiamo sempre il fiato corto, è di sostituire un affanno che si ha anche da fermi o seduti, con un affanno che ha uno scopo. E’ come dare un nuovo ruolo a questa condizione. Con il mio impegno e il benestare dei medici faccio un tentativo, poi il messaggio è partito e l’importante è quello".

Come si sente, invece, quando arriva in vetta?
"Descriverlo a parole penso che sia riduttivo. Il primo pensiero è sempre quello che poi custodisci dentro di te. Io penso a ogni amico che non ce l’ha fatta ed è come se la dedicassi a loro, quella vetta".