Vigili urbani
Vigili urbani

Reggio Emilia, 17 luglio 2018 - Un «vero e proprio sistema di potere» in atto da dieci anni, con il comando utilizzato a piacimento anche per farsi accudire la figlia neonata, con pause non autorizzate e assenze ingiustificate. 

Con le accuse di  concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello stato e ‘mobbing’ è stato arrestato il vice-comandante della polizia municipale dell’Unione Val d’Enza, Tito Fabbiani e ora si trova agli arresti domiciliari; l’ispettore capo Annalisa Pallai, indagata in concorso con lui a vario titolo,  è invece stata sospesa dal servizio per sei mesi.

Stando alle ricostruzioni dei carabinieri di Castelnovo Monti, che hanno condotto le indagini coordinate dal sostituto procuratore di Reggio Valentina Salvi, gli indagati abusavano della loro qualità di pubblici ufficiali, e utilizzavano i beni pubblici a loro piacimento, tanto che il comando era stato ribattezzato ‘Casa Fabbiani’.

I due indagati, secondo le accuse, avrebbero anche  indotto  un noto imprenditore della Val d’Enza a concedere loro in comodato gratuito (utenze comprese) un’abitazione a  San Polo d’Enza. Tra le contestazioni, anche l’utilizzo da parte del vice-comandante   di un’autovettura Mazda Cx3 acquisita dall’Unione come mezzo di servizio; il vigile l’avrebbe usata invece  per scopi personali in modo esclusivo e continuativo.

Tutto è partito da un esposto anonimo arrivato alla polizia municipale di Reggio Emilia nel novembre 2017; da lì è partita l’attività di monitoraggio costante degli agenti di polizia municipale che ha fatto emergere, secondo i militari, il massiccio ricorso del vicecomandante  alle pratiche del ‘mobbing’ e del ‘bossing’ nei confronti di dipendenti e collaboratori, una serie estenuante di vessazioni psicologiche e maltrattamenti con aggressioni verbali, obblighi di prestazioni non rientranti nelle mansioni di servizio, richieste di delazione nei confronti di colleghi e altre nefandezze, sotto la costante minaccia, se non avessero ottemperato alle sue richieste, di essere assegnati a turni di lavoro meno favorevoli o sottoposti a procedimenti disciplinari o ancora di vedere negate le proprie richieste in materia di ferie, permessi e orari di servizio. 

Un vero e proprio 'sistema di potere', dicono i militari, basato su minacce, umiliazioni e demansionamenti che si perpetuava sin dal 2010. 

 

La reazione dell'Unione Val d'Enza  

"Dichiaro a nome di tutti i sindaci della Val d' Enza il pieno sostegno all'operato delle Forze dell'ordine e della Magistratura. Siamo indignati nell'apprendere i capi d'accusa a carico degli operatori Fabbiani e Pallai componenti del nostro comando di Polizia
municipale. La gravità delle accuse ci porta ad essere fermi nel dire che ci auguriamo che sia fatta luce su tutto, e che si proceda in modo rapido e senza sconti a nessuno".

È la posizione dell'Unione Val d' Enza (che comprende i comuni reggiani di Bibbiano, Campegine, Canossa, Cavriago, Gattatico, Montecchio Emilia, Sant'Ilario d' Enza, San Polo d' Enza) di fronte alle misure cautelari eseguite per due appartenenti al corpo della Municipale. Il presidente dell'Unione, Paolo Burani, spiega che nei mesi scorsi gli uffici hanno fornito agli inquirenti copie di atti, fascicoli e dati sui due dipendenti.