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Artoni, ipotesi cassa integrazione per 160

Summit per il futuro degli esuberi. La proprietà: «L’operazione non va in porto»

di SIMONE RUSSO
Ultimo aggiornamento il 14 febbraio 2017 alle 23:49
L’acquisizione dell’Artoni da parte di Fercam si è incagliata sul versante sindacale

Reggio Emilia, 15 febbraio 2017 -Operazione FercamArtoni, proseguono a ritmo serrato le trattative per salvare i posti di lavoro. Dopo aver comunicato di voler integrare tutti i dipendenti del settore trasporti di Artoni, Fercam ha fatto una parziale retromarcia, annunciando un possibile taglio di 160 posti: ieri a Roma le parti datoriali e sindacali si sono incontrate con i responsabili del Ministero del lavoro per studiare una soluzione che consenta di salvare tutti i posti di lavoro. Come anticipato, Fercam potrebbe procedere con l’affitto del ramo di azienda trasporti di Artoni assumendo solo 400 dipendenti circa sui 560: i restanti 160 rimarrebbero nel perimetro Artoni, in attesa di un passaggio alla multinazionale altoatesina in un secondo momento.

Stando alle voci raccolte ieri, allo studio ci sarebbe la possibilità di mantenere entro la Artoni i 160 lavoratori: potrebbero essere ‘coperti’ da una cassa integrazione di 12 mesi, rimanendo per quel periodo di tempo a lavorare per l’azienda reggiana. Per salvaguardare questa parte di attività, il settore trasporti potrebbe essere inserito in una procedura di concordato liquidatorio. Questa procedura permetterebbe all’azienda di non essere colpita dalle richieste dei fornitori (che potrebbero chiedere una procedura fallimentare) e allo stesso tempo di iniziare a ripagarli con le risorse che arrivano dall’affitto di ramo d’azienda. Un’operazione complessa che richiede un ampio accordo al tavolo delle trattative e un passaggio favorevole al Tribunale fallimentare. «Abbiamo convocato per domani – afferma Marco Righi, esponente della Filt Cgil – un tavolo FercamArtoni-sindacati per cercare di esplorare ogni possibilità che salvaguardi tutti i lavoratori. Chiederemo l’attivazione di un ammortizzatore sociale».

Ma nella tarda serata di ieri l’azienda bolzanina ha diffuso una nota intitolata: «Non va in porto l’operazione FercamArtoni» in cui dice che «non è stato possibile convincere i sindacati della bontà della proposta, che prevedeva incentivi in aggiunta all’indennità di disoccupazione». FercamArtoni ricorda che «l’accordo sindacale era tra le condizioni essenziali per poter procedere nella trattativa». Le cose si complicano.

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