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Crisi Artoni, nulla di fatto al ministero

Incontro convocato a Roma sulla crisi del gruppo

Ultimo aggiornamento il 1 marzo 2017 alle 19:14
Un protesta dei lavoratori del gruppo Artoni

Reggio Emilia, 1 marzo 2017 - “Una cosa così qua al ministero dicono che non l’hanno mai vista. Non è stato un incontro sindacale, ma una disputa commerciale tra privati”. Questo il commento di Marco Righi, segretario provinciale della Filt-Cgil di Reggio Emilia, sull’esito dell’incontro convocato dal ministero dello Sviluppo economico oggi a Roma sulla crisi del gruppo Artoni Trasporti.

“Il ministero- riporta Righi- ha incontrato separatamente i due imprenditori (Artoni e Fercam, ndr) e dopo ha informato le organizzazioni sindacali. E’ emersa di nuovo l’irresponsabilità di queste persone che già lo scorso 10 febbraio hanno cercato di scaricare la responsabilità di quanto accaduto sui sindacati”. La crisi del gruppo reggiano si è infatti aggravata dopo che la Fercam di Bolzano, inizialmente disposta a prendere in affitto alcune delle filiali, di Artoni, ha fatto un passo indietro. La decisione secondo Fercam è stata motivata dall’eccessivo allungarsi dei tempi delle trattative con i sindacati sugli esuberi del personale, che non sarebbe stato riassorbito in toto. Oggi a rischiare il posto di lavoro sono quasi 3.000 dipendenti tra lavoratori diretti e dell’indotto. Il gruppo Artoni ha un’esposizione debitoria verso i fornitori di quasi 75 milioni e i ritardi nel saldo delle fatture (alcune insolute dal giugno scorso) stanno provocando licenziamenti a catena nelle aziende che lavoravano con il gruppo. “L’unica possibilità- prosegue Righi- è ora dare un’ammortizzatore sociale a tutti i lavoratori, ma di questo dovremo discutere in un tavolo con la Regione Emilia-Romagna”. Nel clima di tensione della vertenza si sarebbe però anche aperto un piccolo spiraglio. “Entro il 10 marzo dovrebbe esserci un nuovo incontro al ministero- spiega Righi- per valutare la proposta di Fercam di acquisire attraverso un concordato un perimetro molto ridotto di Artoni. E questa volta non con l’affitto del ramo d’azienda, ma con un’acquisizione vera e propria”.

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