Reggio Emilia, 25 ottobre 2017 - «Professore, voglio lavorare con lei. Facciamo qualcosa insieme». Inizia con questa proposta, buttata lì quasi per scherzo, da Filippo Beltrami, 21enne reggiano di Bagnolo, alla fine del suo esame di maturità di qualche anno fa. Alla cattedra c’è Zeno Panarari, insegnante di meccanica all’Itis Nobili, dal curriculum invidiabile: progettista per Lambretta, ItalJet e Catheram (casa automobilistica inglese con un passato anche in Formula Uno).

E quello che sembra un insolito duo studente-docente da allora comincia a mettersi al lavoro, avviando un anno fa una startup che ora corre come un levriero che non a caso è il simbolo della Moto Parilla, marchio che hanno praticamente acquistato e risollevato dal fallimento. È nata così quella che tanti chiamano «la bicicletta di Batman». Una spettacolare e-bike che è più simile a una moto. E in effetti un «motorino» ce l’ha, mentre nel telaio che è fatto quasi interamente di carbonio viene inserita la batteria che può avere un’autonomia fino a 80 chilometri.

Pesa 35 chili e può fare i 25 km/h – per rispettare le norme europee – anche se può essere adattata in base alle regole di ogni Paese (in America per esempio il limite è maggiore, di 20 miglia all’ora). La qualità dell’intero veicolo è elevatissima, ma quello che colpisce al primo sguardo è il design avveniristico, unico. Specie quei due buchi nel telaio e gli pneumatici enormi. Volendo osare un paragone automobilistico, la Moto Parilla è la Pagani della bicicletta. Roba da film, direbbe qualcuno. E d’altronde stiamo parlando della bicicletta più visualizzata del mondo su YouTube.

«Abbiamo applicato il concetto del Suv alla bicicletta – spiega Filippo – E così sono nate la Carbon Vip e la Carbon Club che si differenziano per dimensioni, ammortizzatori e gomme. Il motore è italiano, marchiato Bikee Bike, reggiani ma con l’azienda a Mantova. È adatta ad ogni tipo di superficie, sulla spiaggia va da Dio, ma ci si può anche andare a prendere lo spritz in piazza Fontanesi come ho fatto io (ride, ndr). Non si passa inosservati con questa, è come girare con una Porsche…». La startup fin dalla loro prima presentazione a Milano ha avuto un’escalation pazzesca. Da qui poi si è arrivati persino a Los Angeles, all’Interbike, tra le fiere di settore più importanti al mondo. Andranno al Gran Premio di F1 in Messico e ad altre fiere del lusso. «Il progetto era nato inizialmente per la Catheram che poi è fallita. Mi sono rimasti i progetti e così assieme a Filippo - spiega il prof - li ho perfezionati ed ecco qua le nostre creature… Ora siamo alla fase due ovvero dobbiamo completare la gamma. Abbiamo già qualche idea: presenteremo presto la Ultra Carbon con un motore da 3mila watt. Poi aggiungeremo il titanio come materiale e tra un anno chissà che nei due fori del telaio non riusciamo ad aggiungere un giroscopio». In un anno la prima produzione è andata sold out con la vendita di un centinaio di esemplari.

«Negli Stati Uniti c’è stato un boom clamoroso – chiosa Filippo – Ma anche in Germania e in Inghilterra. Ma ne abbiamo vendute anche in Corea, Giappone e persino in Africa. La polizia di Dubai ci ha chiesto di realizzarne dieci e anche la municipale di Reggio la sogna…». La Moto Parilla base costa 5.400 euro, mentre la top class viene 2mila euro in più.

Il sogno è quello di diventare una grande azienda. «Vogliamo espanderci, step by step – spiega Filippo – Già ora abbiamo dei collaboratori e abbiamo aperto una produzione anche in Asia. Però la sede resterà a Reggio, d’altronde siamo nella Motor Valley e l’Italia ha un brand che funziona tantissimo all’estero, forse ce ne rendiamo conto poco del nostro appeal. Ma soprattutto vogliamo mantenere un rapporto di fidelizzazione col cliente: faremo assistenza tecnica e chi acquista la nostra ebike può andare da Simonazzi Cicli in viale Montegrappa a Reggio dove sono anche venduti i nostri mezzi, ma chi viene da lontano può spedirci i pezzi da sostituire e noi pagheremo tutte le spese. Vorrei tanti giovani nella mia azienda. Il prof? È giovane anche lui, fidatevi…». Una bella storia che insegna tanto. «Questa è la dimostrazione – dicono Filippo e Zeno – che con le idee, la voglia, la passione e il coraggio si va da tutte le parti». A Filippo scappa ancora del «lei» al suo professore. «Mi ha fatto tribolare però come studente eh», dice Panarari.