La spesa in un supermercato reggiano (Foto Artioli)
La spesa in un supermercato reggiano (Foto Artioli)

Reggio Emilia, 14 agosto 2018 - Una stangata. Portafogli sempre più leggero e, di conseguenza, famiglie destinate a impoverirsi per comprare prodotti essenziali e anche per ricorrere ad altri servizi. È questa la prospettiva che emerge dai dati divulgati dall’Unione nazionali consumatori, secondo i quali Reggio è la terza città in Italia dove si è registrato il più elevato rialzo dell’inflazione. In Italia il rialzo dei prezzi è andato dal +1,3% di giugno all’1,5% di luglio. "Purtroppo è confermata l’impennata dei prezzi, che triplicano in appena tre mesi, da +0,5% di aprile al +1,5% di luglio. Preoccupa, in particolare, la risalita del carrello della spesa, che incide su chi è più in difficoltà", afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori.

La regione più costosa in termini di rincari è il Trentino, dove l’inflazione dell’1,9% corrisponde, per una famiglia tipo (considerata quella da 2,4 componenti), a un aumento di 538 euro su base annua. Segue la Lombardia, con un incremento dell’1,7% e una amggiore spesa di 485 euro. Terzo posto all’Emilia Romagna, dove l’inflazione dell’1,6% equivale a un segno più di 435 euro.

Tra i capoluoghi, dopo Bolzano, che pur non avendo l’inflazione più alta (2,1%) contro Ravenna (2,3%) registra la maggior spesa per famiglia: 698 euro su base annua. Segue Ravenna, dove il rincaro aggiuntivo è di 645 euro. Terza Reggio, dove l’inflazione del 2,2% comporta un aggravio annuo di 617 euro per la famiglia-tipo e di 836 euro per una di quattro componenti.

Nel dettaglio degli ambiti di spesa per Reggio, emerge che la percentuale di inflazione per prodotti alimentari e analcolici da noi si assesta sul 3,3% contro il 2,4% nazionale. Stessa tendenza per alcolici e tabacchi, con il 4,2% rispetto al 3,8% italiano. Divario anche su abbigliamento e calzature: 0,1% medio contro lo 0,6% reggiano. È così anche per le bollette: 2,6% in Italia rispetto al 3,4% reggiano. Forbice larga anche su salute e i servizi sanitari: in Italia -0,1% , mentre Reggio è allo 0,8%. Rincari più alti della media anche su mobili, trasporti, spettacoli e cultura, istruzione. In controtendenza il settore comunicazioni: se in Italia l’inflazione è in calo, con il -2,2%, a Reggio si risparmia attestandosi al - 2,8%. Così come su alberghi e ristoranti: in Italia inflazione dell’1,2%, a Reggio ci si ferma con -0,7%.

Le voci dei cittadini confermano la tendenza che emerge dai numeri. "Sì, il rincaro c’è. L’abbigliamento è molto costoso e anche gli alimentari", afferma Elisabetta Fregni, 54 anni, di Poviglio, impiegata, che sta correndo ai ripari: "Noi, anche se richiede tempo e impegno, noi abbiamo allestito un orto. E facciamo la spesa solo quando c’è vera necessità". Marzia Mariani, 50 anni, libera professionista di Luzzara, ha notato il rialzo al supermercato: "Nell’ultimo anno la spesa è diventata più cara. Ogni mese spendo circa 40 euro in più del passato. Non vado più a cena fuori come una volta".

Per Giovanna Caddeo, 52 anni, commessa di Bagnolo, "si spende sempre di più, mentre lo stipendio resta sempre uguale. Luce, gas e acqua sono rincarati. Una volta si mettevano da parte anche 200 euro al mese, ora no. Poi ci sono tredicesima e quattordicesima, dunque in vacanza ci si va lo stesso. Ma una volta uscivamo più spesso, ora un po’ meno". Sulla scia la sorella Andreana Caddeo, 58 anni, di Bagnolo, titolare di un negozio di biancheria per la casa e intimo. "Ora i clienti spendono di più per ristoranti e bellezza, meno per comprare articoli come i nostri".

C’è chi, come Luciana Utenzini, 54 anni, di Roma, operaia in un albergo, può fare un confronto diretto tra la Capitale e Reggio: "Mio figlio, che ha 28 anni, è venuto qui un anno fa per lavoro. Mi dice che Reggio è più cara di Roma, soprattutto per l’alimentazione. Anche nelle grandi catene di distribuzione si spende di più, anche se i prodotti hanno una maggiore qualità. Ma, per la qualità della vita, è contento di essersi trasferito a Reggio".

Che ci sia minore propensione alla spesa lo confermano anche i titolari dei negozi. "La gente spende meno anche se Reggio viene considerata una delle città più ricche d’Italia – afferma Elisa Garofoli di ‘Non solo pelle’, in via Carducci –. Una volta le clienti entravano e chiedevano la borsetta, le scarpe e una collana. Ora comprano un solo articolo alla volta". Davide Tamagnini, titolare del negozio di scarpe ‘Tamagnini’ di via Emilia San Pietro, non ha notato particolari cambiamenti rispetto agli ultimi anni: "I clienti chiedono sconti su sconti. Il governo Monti ha fatto da spartiacque: le nostre, imprese a conduzione familiare, sono diventate nemiche delle multinazionali. La liberalizzazione degli orari ci ha messi in difficoltà. Si vuole distruggere la piccola imprenditoria, ed è una scelta politica. Noi cittadini siamo considerati numeri: la politica considera solo quanto possiamo fare guadagnare".