I soci di Unieco si sono ritrovato ieri mattina al Circolo Pigal
I soci di Unieco si sono ritrovato ieri mattina al Circolo Pigal

Reggio Emilia, 30 marzo 2017 - GAME OVER. Default. Parole che confermano le indiscrezioni dei giorni scorsi e che sanciscono la parola fine per la cooperativa Unieco. Ma che non rendono l’idea. A spiegarlo ci vogliono le lacrime di 340 lavoratori e dei tantissimi soci prestatori i quali hanno perso praticamente tutto. Un’azienda formata dal sacrificio di persone che difficilmente rivedranno parte (o totalmente in alcuni casi) i loro risparmi investiti. Così come lo spiegano meglio anche le parole della dirigenza: «Abbiamo chiesto la liquidazione coatta amministrativa che significa la morte di Unieco. Oggi siamo qui per l’epitaffio».

UN FUNERALE amaro e doloroso andato in scena ieri mattina al circolo Pigal dove si è tenuta l’assemblea dei soci. Un momento di confronto duro, ma non aspro. La disperazione e la rassegnazione si sono mangiate anche la rabbia. Non c’è più nulla da fare. Il ministero nominerà presto un commissario liquidatore. Troppi i debiti per poter affrontare un concordato o per ricevere aiuto dalle banche. Si parla di un buco di 655 milioni di euro a fine 2015, di cui 377 milioni (compresi gli interessi) con le banche. Non è bastato aver recuperato 20 milioni nell’ultimo esercizio dopo il riavvio dei cantieri o aver fatto risultati in altri settori. Un’escalation che parte da lontano: nel 2011 il disavanzo era di 658 milioni, a fine 2013 erano ben 779 milioni di euro i debiti. Quello che ha tagliato le gambe è stato il 2015: il patrimonio netto è andato in negativo di ben 90 milioni e questo ha portato la coop a non avere più continuità aziendale.

QUASI due ore di confronto. Discussioni, dissapori, accuse, sfoghi e strade immaginarie che si potevano percorrere. Ma non si va da nessuna parte. Tutti a casa. Per i lavoratori si apre la strada estrema dell’Anaspi, i due anni di disoccupazione. E poi dovranno rimettersi in gioco e trovarsi un’altra occupazione.

Da due anni non venivano versati i contributi e anche questo farà parte del debito che il liquidatore dovrà contare; solo i Tfr sono garantiti dato che ci penserebbe un fondo speciale a coprirlo, anche se la tempistica è lunga. La speranza per i soci sovventori di riavere le loro quote è ridotta al lumicino in quanto i 12 milioni di debito che Unieco ha con loro è una percentuale irrisoria rispetto al totale e dunque non possono godere del titolo di creditori privilegiati. Irrisoria. Già.

Andate a dirlo a loro… Nell’assemblea di ieri si sono aperte le crepe dalla frustrazione. C’è chi pensa ad azioni di rivalsa nei confronti della governance. «Non credevo facessimo questa fine – dice Folloni, uno dei dipendenti licenziati – Le responsabilità vengono da lontano e credo che qualcosa per usare un eufemismo sia sfuggito. Una class action a questo punto è inevitabile. Avevo qualche speranza, ma ora l’ho persa completamente».

E CHI con la voce quasi rotta dal pianto attacca: «Chi controllava i dirigenti? Se qualcosa non andava perché nessuna denuncia? Chi ha fatto danni qui, non vada a farli altrove. Non possiamo pagare solo noi…».

Le critiche non sono solo rivolte al passato e quindi alla gestione Mauro Casoli, l’ex presidente, ma anche all’attuale Cinzia Viani e al Cda odierno: «Non ci avete mai ascoltato e convocato. Cosa avete fatto in un anno e mezzo? Siete andati avanti di testa vostra». E poi ancora: «Dov’è Legacoop? Perché nessuno è venuto a metterci la faccia?». E sulle lacrime finali nel commiato della Viani, arriva la chiosa: «Queste sono le lacrime della Fornero…». Ma c’è ancora chi prova a credere nel miracolo di riottenere qualcosa: «Formeremo un comitato di soci e speriamo nella comprensione del liquidatore».