Centro Kaleidos

Reggio Emilia, 9 aprile 2017 - La vicenda Coopsette non è solo un fallimento. Almeno così non lo vivono le centinaia di persone che da soci e lavoratori, hanno affidato a quello che consideravano un colosso inattaccabile, i loro risparmi. Quella che è stata tradita è la fiducia, la fede nei valori della cooperazione e nella sua storia. Ecco perché oggi in tanti fanno ancora fatica a parlare, a uscire dall’anonimato, a protestare vigorosamente. Si vede dai loro visi stanchi e tirati. Sono spariti i soldi, ma con loro anche una visione del mondo. E questo molti soci non sembrano accettarlo.

Da una decina di giorni sono finiti gli ammortizzatori sociali, i lavoratori e i soci sono rimasti col cerino in mano. Coopsette non esiste più, quello che resta sono le briciole e forse anche queste non finiranno nelle tasche giuste. Questo ha cercato di far capire Federconsumatori e il suo presidente Giovanni Trisolini, impegnato a tutelare lavoratori ed ex, in tutti i maggiori casi reggiani di fallimento delle coop: Unieco, Orion e Coopsette. Ma in questo caso, ammette, c’è ancora ritrosia a parlare, a esporsi, a urlare la propria rabbia. Così si rischia che mentre altrove qualcosa si è ottenuto, per Coopsette il silenzio diffidente o demoralizzato indebolisca la richiesta di vedere riconosciuti i propri legittimi diritti. L’incontro con un centinaio di soci conferitori al Centro Kaleidos a Poviglio, a pochi chilometri dalla sede di Coopsette a Castelnovo Sotto dove la struttura una volta imperava, evidenzia già l’abbandono.

Trattare i soci come i risparmiatori traditi delle quattro banche che il Governo ha salvato creando una sorta di fondo Atlante per le coop, portare la vicenda all’attenzione del Parlamento e del sistema Cooperativo evidenziando che i soci non erano stati adeguatamente informati del rischio, questo l’impegno di Federconsumatori. Prima tappa la protesta, il 18 aprile alle 10, a Reggio davanti alla Prefettura.

Intanto si aspetta l’esito dell’udienza fissata il 4 maggio in Tribunale su un ricorso presentato sullo stato passivo dai legali. «I prestiti sono considerati un credito chirografario senza garanzie o addirittura esclusi dall’elenco delle somme che potrebbero essere risarcite - dice Federconsumatori -, l’azienda aveva cercato un accordo coi soci in occasione del primo concordato spiegando che quei soldi sarebbero serviti per il salvataggio». I soci avevano firmato fidandosi e così sono spariti oltre 10 milioni di euro. «I sindaci, i consiglieri regionali, i deputati non possono non trovare una soluzione per queste persone - si infiamma Trisolini -. Non si tratta di speculatori ma di risparmiatori». Ma finora tutti gli incontri istituzionali non hanno prodotto nulla e oggi regna un drammatico silenzio e una risposta: «Non ci sono più soldi».