Ferrarini
Ferrarini

Reggio Emilia, 5 novembre 2019 - Scontro totale. A poco più di 24 ore dalla presentazione del nuovo concordato preventivo in bianco di Vismara, fissato per domani al tribunale di Reggio, Ferrarini deve fronteggiare una nuova grana. Tutto parte da un comunicato, anticipato da Milanofinanza, firmato a quattro mani da Gruppo Bonterre-Grandi Salumifici Italiani, O.P.A.S. (organizzazione di allevatori suini), Casillo Partecipazioni (società di trading di beni agricoli e prodotti derivati) e soprattutto Intesa Sanpaolo, banca creditrice del gruppo reggiano. La richiesta è chiara: realizzare un piano industriale per entrambe le società dell’azienda della Rivaltella (compresa Ferrarini spa su cui c’è da tempo l’offerta del gruppo Pini), volta «a risanare le due aziende nelle more delle procedure concordatarie», attraverso un progetto «che metta in sicurezza i rispettivi rami d’azienda, partendo dall’affitto-ponte da parte di veicoli societari appositamente costituiti, partecipati e gestiti dai partner industriali».

Il tutto con una scadenza ben precisa, ovvero «prima dell’udienza di revoca del concordato Vismara» fissata – come detto – per domani. E ponendo un ulteriore condizione sine qua non: l’accettazione da parte di entrambe le società, evitando di «rendere impercorribili le soluzioni prospettate» e mettendosi a disposizione «dei sindacati per mostrare loro il progetto». In pratica, la nuova cordata avrebbe proposto all’azienda reggiana l’affitto di Ferrarini Spa e Vismara, aspettandosi una risposta in meno di 48 ore, ed escludendo così – di fatto – il gruppo Pini.

«Si tratta di un’iniziativa aggressiva da parte di Intesa Sanpaolo: la legge consente ai creditori di fare proposte concorrenti se ne hanno, non di sabotare quelle altrui» ha tuonato in risposta il gruppo della Rivaltella tramite il legale Sido Bonfatti. «Così facendo Banca Intesa ha indotto il tribunale di Reggio a rinviare le adunanze dei creditori, da settembre-ottobre a gennaio-febbraio: questo per Vismara ha provocato l’abbandono di Amadori. E questo stava per provocare l’abbandono di Pini (pronto a investire 100 milioni nella Spa, ndr), rischiando di amplificare i danni già enormi arrecati alle aziende del Gruppo. Banca Intesa – conclude – non può ricattare la famiglia Ferrarini imponendo di accettare proposte simili». La votazione anticipata a gennaio avrebbe convinto Pini a restare. Ma nel comunicato della potenziale cordata viene espresso anche un nuovo concetto, ovvero quello dell’affitto-ponte con cui i creditori (Banca Intesa) affiderebbero ai «partner industriali» (Bonterre, Casillo e O.P.A.S.) le due società. Mentre l’obiettivo dell’azienda della Rivaltella è sempre stato quello di vendere gli stabilimenti e le quote di maggioranza – nel caso di Pini quantificato intorno all’80% - mantenendo il marchio e soprattutto gli stabilimenti produttivi.