Silk-Faw, uno dei bolidi e, nel riquadro, Mauro Severi
Silk-Faw, uno dei bolidi e, nel riquadro, Mauro Severi

Reggio Emilia, 9 maggio 2021 - Mauro Severi, l’arrivo di Silk-Faw a Reggio è un grande tassello di quel sogno che ha sempre coltivato – all’epoca del suo mandato come presidente di Unindustria – di potenziamento dell’area vasta ‘Mediopadana’ .
"Sono sempre stato favorevole alle contaminazioni internazionali. In primis bisogna esultare perché si garantiscono tanti posti di lavoro per i giovani. E poi perché così Reggio entra di diritto nella ‘Motor Valley’ che di per sé è già un’area vasta. È un riconoscimento per quanto è stato seminato qui negli anni scorsi. Ma non la facciamo una vittoria di campanile. Non abbiamo soffiato Silk-Faw a nessuno, è una vittoria di tutti. Logisticamente siamo una città strategica per tutte le altre a noi vicine".

Fondamentali saranno le sinergie col mondo universitario. Lei lanciò in un’assemblea degli Industriali l’idea del ‘Politecnico Mediopadano’...
"Raccolsi l’invito della Regione e del governatore Bonaccini che parlava di un politecnico regionale. E per caratteristiche, ma anche perché siamo stati coloro che hanno reagito meglio alla crisi – così come alla pandemia attuale e l’operazione Silk-Faw lo dimostra – potevamo candidarci ad ospitarlo. Oggi burocraticamente è complicato mettere in piedi un politecnico. Credo che convenga molto di più potenziare l’offerta universitaria di Unimore".

Come si può fare?
"Intanto spostando la facoltà di infermieristica all’ex Seminario, a cui stiamo lavorando (Severi è tra gli artefici del progetto del nuovo ateneo, ndr) , liberando spazio per altre specializzazioni ingegneristiche al San Lazzaro. E poi proseguire col progetto del polo digitale alle ex Reggiane. L’importante è che si continui ad investire sulla formazione, ma non solo universitaria. Anche degli istituti tecnici. Perché le aziende hanno bisogno anche di maestranze, di saldatori e di fabbri ‘volgari’. E poi bisogna fare attenzione alle infrastrutture".

Si riferisce al nuovo casello autostradale ‘Reggio Est’ di Gavassa?
"Sì, bisogna accelerare. Feci fare uno studio di fattibilità da Confindustria ai tempi, perché se ne parla da anni. Forse è stato sostenuto più dai Comuni di Correggio (che lo ha inserito già nei propri strumenti urbanistici) e Carpi che da Reggio. Ora è il momento di fare sul serio e di aprirlo in tempi brevissimi. Dobbiamo ridurre le distanze e inquinare meno. Quindi avanti con con l’elettrico e con l’idrogeno".

Il Comune sta lavorando anche alla tramvia...
"Ne vorrei quattro. Fanno bene a lavorarci cercando di ottenere finanziamenti, ma credo bisognerebbe guardare oltre all’asse Mediopadana-Rivalta. Anche Sant’Ilario-Rubiera è altrettanto fondamentale. Non possiamo pensare di raggiungere tutto il resto su gomma. Ci vogliono progetti lungimiranti".

E la Mediopadana del suo amico Calatrava?
"A distanza di anni direi che aveva ragione sul fatto che la stazione avrebbe costretto Reggio a cambiare ruolo diventando un hub centrale. Credo che abbia influito sulla decisione di Silk-Faw. La stazione deve essere potenziata meglio però e a mio modo di vedere non stiamo allargando gli spazi secondo la visione di Calatrava".

Il mondo economico reggiano – soprattutto la filiera di fornitori dell’automotive – beneficerà dell’arrivo di Silk-Faw o teme che la maggior parte delle componentistiche elettriche saranno prodotte in Cina? "Credo che sarà un 50 e 50. Sono intelligenti e qui faranno da padrone la parte di ricerca&sviluppo e prototipazione perché l’area vasta emiliana è un marchio di qualità. Ma senza le componentistiche asiatiche è impossibile produrre qualcosa. Tutte le aziende a Reggio hanno investimenti produttivi in Cina e capiscono questo discorso. Pensare di distruggere i rapporti con loro, dico a livello globale, sarebbe da stupidi. E lo sanno anche gli americani che quando c’è da fare profitto o interessi – e l’operazione Silk-Faw lo dimostra – stanno assieme ai cinesi. Alla fine forse Trump voleva averli alleati e non che si alleassero con l’Europa... Spero però che Draghi sistemi la guerra che si stanno facendo i porti italiani che non fa bene a nessuno e allunga i tempi dell’arrivo delle merci, favorendo altre nazioni...".