La coppia

Reggio Emilia, 1 aprile 2017 - Da un giorno all’altro sparisce tutto. Uno schiaffo inaccettabile, la liquidazione coatta di Unieco coi risparmi del prestito sociale, cifra tra i 15 e i 20mila euro, evaporati. Eccole due vittime. Sono una tipica coppia della sempre più impoverita e defraudata middle class nostrana. Ordene, il marito originario di Prato di Correggio, la moglie Renata nativa di Parma, innamorati tutti e due dell’idea di cooperazione, al punto che lei, quando andò in pensione da Unieco, accettò di presiedere una piccola cooperativa sociale a Baragalla, «Mara», che seguiva con passione un gruppo di portatori di handicap: ma esperienza frustrante, alla fine, perché Renata la dovette chiudere quattro anni dopo con la liquidazione coatta, proprio come Unieco adesso.

Le aziende non assegnavano più lavori di assemblaggio fuori fabbrica, a Renata è rimasto il volontariato gratis et amore dei nell’associazione Lo Scoiattolo: ha creato una piccola realtà per i disabili che ha visto invecchiare davanti a lei, «A scuola da Renata», uomini e donne con problemi psichici e fisici che hanno a casa genitori anche di ottanta, novant’anni «e meno male che l’assessore Sassi ci ha dato una mano con l’Ovile». Devono stringere la cinghia, adesso, Ordene Fornaciari e la moglie Renata Menozzi, ex dipendenti storici di Unieco, lui geometra di 68 anni, gasdotti tangenziali e acquedotti nel curriculum, lei 66enne, già segretaria ai servizi generali, conosceva i soci uno a uno, «e mi è crollato molto, tutto intorno». Appartamento all’Orologio, decenni a lavorare in cooperativa prima di andare in pensione tra il 2008 e il 2009 «con ancora il regime retributivo, per fortuna». Lui con un assegno mensile di 1.700 euro e lei con 1.300.

Senza risparmi, di punto in bianco. Ingiustizia patita da tanti.

Ordene: « C’è gente che in Unieco ha lasciato molto più di noi, e se pensiamo a chi nella cooperativa lavorava e ora resta a casa... Ci sono mariti e mogli entrambi dipendenti, con figli e mutuo da pagare, all’improvviso senza occupazione a 45-50 anni: come fanno adesso? Abbiamo pensato a loro, prima che a noi».

Renata: «E pensi all’indotto, agli artigiani. Noi non abbiamo figli. Ma avremmo dei nipoti da aiutare. Buonanotte. Non siamo giovani, diventiamo vecchi e dobbiamo pensare al nostro futuro. E andrà a finire che dovremo pagare pure le spese sanitarie».

Cosa non ha funzionato, in cooperativa? Si dà la colpa di tutto all’ex presidente Casoli.

Ordene: «Lo so. C’erano 36 dirigenti, dicono a Unieco, una cosa aberrante la ritengo io. Si promuoveva, così si creava consenso, cosa generalizzata nella cooperazione. E ci fu poca lungimiranza nel 2008 2009-2010: credevano di saltarci fuori, vedevo facce nuove, si continuava ad assumere. Ben vengano facce nuove, i giovani, però... Ma guardiamo anche i soci. La cooperativa per me è uno specchio della società. Se non c’è partecipazione attiva.. Andavo alle assemblee come socio onorario. È un’anomalia che Casoli sia stato lì per vent’anni con attorno un gruppo più o meno accondiscendente. È che il resto dei soci se ne fregava, li sentivi nei corridoi che spaccavano il mondo, ma alle assemblee nessuno parlava».

Cosa voteranno i soci prestatori di Unieco e delle altre cooperative alle prossime elezioni secondo voi?

Renata: «Parlo per me. Io vado a votare perché è un mio diritto, ma davvero non saprò chi votare. E se continuiamo a non votare prima o poi ci tolgono il diritto al voto. I Cinque Stelle? Ma ne ha sentito uno intervenire?»

Ecco, come si sono mossi i politici dopo la liquidazione coatta?

Renata: «Poletti. Ha detto qualcosa? È stato il presidente della Lega nazionale fino a che non è stato fatto ministro. È il ministro del lavoro. Chi vuole che parli?»

Ordene: «Già Poletti, ha detto che bisogna giocare a calcetto per trovare lavoro. E ha parlato il nostro sindaco, lui che viene dalla cooperazione? E la Lega cooperative cosa ha fatto. Solo dire: ‘signori, dovete fallire’».

Renata: «Una volta ci dicevano: quelli sono in difficoltà, salvateli e noi di Unieco li aiutavamo. Quando è toccato a noi, ci ha dato un calcio in faccia».

Ordene: «La sa la verità? Ha prevalso l’io sul noi, che va tanto di moda nel Pd»

Renata: «E basta scrivere coop rosse. Di rosso non c’era più niente».