Reggio Emilia, 25 luglio 2016 - Andrea Volta, presidente di Legacoop Emilia Ovest: come giudica l’indagine che ha coinvolto alcuni dipendenti di Coopsette, che secondo l’accusa avrebbero agevolato la ndrangheta nei subappalti?

«Quando l’ho letto, prima sensazione che ho avuto è stata rabbia e un po’ di disgusto. Se i risultati dell’indagine verranno confermati, si tratta di fatti bruttissimi e che vanno sanzionati con severità».

Che lezione si può trarre da questa vicenda?

«Come cooperazione, dobbiamo usare di più e meglio gli organismi di controllo e di verifica. Ci sono coop che iniziano ad avere dimensioni medie, con 150 – 200 soci, che ancora non applicano la 231, ovvero la norma che dà la possibilità alla coop di avere un organo di vigilanza. Dobbiamo insistere di più su questo tasto. Ma gli strumenti da soli non bastano».

In che senso?

«Serve un cambiamento culturale, nella società e nelle aziende: stiamo investendo sulla cultura della legalità, sui rapporti con le prefetture, sul rating di legalità per le nostre associate e nel rapporto con Libera. Facendo ognuno la propria parte, usciremo da questa storia più forti».

E’ vero che state facendo una verifica interna per verificare se le imprese coinvolte nell’inchiesta Aemilia hanno lavorato con le cooperative del sistema Legacoop?

«E’ vero, nonostante non ci sia un cooperatore direttamente coinvolto nell’inchiesta, stiamo conducendo una verifica sui subappalti per capire se sono stati fatti degli errori. Vogliamo guardare in faccia al problema, per capire se c’è . Se ci sono stati errori, dobbiamo imparare a non ripeterli più».

Il risultato?

«Fino a quando non avremo completato la verifica, meglio non anticipare nulla».

I risultati delle coop nel 2015 che quadro le consegnano?

«I risultati sono stati in generale buoni, in qualche caso ottimi ma mediamente buoni. Chi ha gestito bene gli anni della crisi, come Conad, Assicoop, Progeo, Cir, Coopservice, ha degli ottimi risultati. Per il settore edilizia, invece, il 2015 è stato un altro anno difficile e molto duro. E lo sarà anche il futuro: non vedo segni di ripresa. Se non si muovono investimenti, a partire dallo Stato, è difficile che quel settore riparta.

Lei recentemente è diventato presidente di Par.co: quali sono i suoi obiettivi alla guida della finanziaria?

«Gli obiettivi principali sono due: continuare a farci carico di situazioni complesse e rimetterle in carreggiata, come è successo con le case protette di Cmr Reggiolo. Secondo obiettivo, non meno importante: continuare ad accumulare ricchezza per dare soddisfazione ai soci perchè Par.co è una società per azioni. Abbiamo le qualità professionali per riuscirci».

Qual è la sfida principale per la nuova generazione di cooperatori? Recuperare posti di lavoro, il tema scottante del prestito sociale...

«E’ una risposta che andrà un po’ di traverso a qualcuno, ma tant’è: penso che la sfida maggiore sia quella di andare a riprendere quella parte rilevantissima di ricchezza che è stata persa negli anni della crisi. E’ la sfida dei prossimi 20 anni. Recuperare quella ricchezza significa recuperare posti di lavoro e fare solidarietà con il prestito sociale. Se non ci provassimo, se ci limitassimo a sederci e a dire che, nonostante tutto, abbiamo ancora una certa solidità, faremmo un grande errore. Chi verrà dopo di noi, non ce lo perdonerebbe».