Giammaria Manghi
Giammaria Manghi

Reggio Emilia, 13 ottobre 2014 - Unico candidato, Giammaria Manghi è stato eletto ieri presidente della Provincia con il 75,62% dei voti ponderati (valevano di più quelli di sindaci e consiglieri di paesi con più abitanti). Per Manghi 57.380 voti ponderati, bianche e nulle 18.502 (24,38%). Come voti unici, Manghi 374 (76,33%), bianche e nulle 116 (23,67%). Hanno votato in 495 (77,34%), su 640 tra sindaci e consiglieri dei comuni della provincia. In tarda serata era in corso il calcolo ponderato dei voti delle due liste. Il Pd porterà in consiglio la squadra quasi al completo. Non dovrebbe entrare il sindaco di Novellara, Elena Carletti, essendo già della Bassa il presidente. Solo una o due esclusioni tra gli altri candidati (Claudia Dana Aguzzoli, Chiara Albanese, Enrico Bini, Paola Casali, Angelo Cigarini, Ilenia Malavasi, Alessio Mammi, Mariachiara Morelli, Marcello Moretti, Pierluigi Saccardi e Andrea Tagliavini). Per Terre Reggiane dovrebbero entrare Giuseppe Pagliani e Daniele Erbanni.

Giammaria Manghi, come farà a conciliare l’impegno di sindaco di Poviglio e quello di presidente della Provincia?
«Servirà un’organizzazione molto attenta della giornata. Dobbiamo interpretare la riforma, con la struttura tecnica di rilievo della Provincia». 

Soddisfatto del risultato superiore al 75%?
«È buono, di fronte a bianche, nulle e al mancato ritiro delle schede. Sarei stato preoccupato su percentuali molto più basse. Ora aspettiamo di avere chiarezza sulle future funzioni delle province. Fino a fine anno restano quelle avute finora, poi vedremo le priorità indicate dai decreti ministeriali».

Quale sarà il suo principale obiettivo?
«Io sono molto sensibile al tema della scuola. Voglio prestare un’attenzione particolare sia al tema degli edifici scolastici, sia agli spunti culturali e ai progetti da proporre alle scuole».

Per questo la sua vice sarà Ilenia Malavasi, attuale sindaco di Correggio e assessore provinciale uscente all’educazione?
«È una persona che va messa in campo per le sue doti e credo possa essere importante anche per la sua esperienza in questa fase di transizione».

Non ci sarà più una giunta con gli assessori: dovrà fare tutto da solo?
«Non sono assolutamente un monocrate, credo nel lavoro di squadra. Conto di dare alcune deleghe al vicepresidente e se sarà possibile avremo dei consiglieri delegati per alcuni settori».

Gli assessori regionali prendono ottime indennità. I sindaci invece hanno stipendi normali. E il presidente della Provincia non prende nulla. Lei fa il sindaco e il presidente della Provincia: è giusto che lei lavori il doppio e non prenda nulla in Provincia, mentre non si tagliano altri costi della politica?
«Per me la politica è una scelta di servizio. Però credo che una minima indennità per il ruolo di presidente della Provincia andasse prevista. C’è un sostanziale raddoppio di funzioni e di responsabilità, e tutto questo a costo zero».

Come sarà la sua presidenza?
«Voglio rapportarmi in modo strettissimo con i comuni, questa è la chiave di volta. Gli enti locali sono l’elemento vitale dello stato, i punti di riferimento dei cittadini».

La presidente uscente, Sonia Masini, è stata esclusa dalla corsa per la Regione.
«La sua era una candidatura assolutamente possibile e il suo nome doveva essere considerato. La segreteria non ha voluto disconoscere l’impegno di Sonia, ma ha deciso di andare verso una lista che unisse energie di profilo anagrafico giovane con qualche espressione della società civile».