Reggio Emilia, 2 settembre 2017 - L'enogastronomia come punto cardine, lo Iat che torna in via Farini (e che potrebbe essere appalto a un servizio esterno per garantire continuità di orari e servizi), l’introduzione dell’imposta di soggiorno, una sinergia concreta tra i circuiti dei castelli e non solo coi comuni di Parma e Piacenza. Tutto in una sorta di cooperativa in cui i soci sono i comuni e con fondi stanziati in egual misura (ovvero i capoluoghi, anche se la ricettività è disomogenea: Parma ha 8.539 posti letto e 825 strutture contro i 5.142 e le 438 di Reggio) o che dipendano dalla dimensione territoriale (Comuni).

Sono le grandi sfide che passano per il rilancio del turismo a Reggio e poste dall’assessore Natalia Maramotti, presidente della cosiddetta Destinazione Turistica Emilia che comprende Reggio, Parma e Piacenza (Modena ha preferito la sinergia con Bologna città metropolitana). «Si tratta di un nuovo ente – spiega la Maramotti – che entrerà a pieno regime il 30 settembre. Stiamo definendo linee guida e piano di promo-commercializzazione. L’ambizione è, col tempo, diventare un’area a vocazione turistica. Nei limiti e senza ipocrisia: non aspiriamo alla Romagna o a chi ha l’Arena di Verona. Ma dalla nostra abbiamo zone peculiari con una varietà di offerte che altri non hanno: pensate a quanto sia diverso il Crinale dal Po. Ma la nostra competitività passa dalla sinapsi con l’Emilia, senza azzerare le soggettività. Per questo abbiamo deciso di stanziare fondi in parti uguali, senza distinzioni, seppure Parma sia un passo avanti rispetto a noi».

L’assemblea è composta da 96 comuni (sono 42 quelli reggiani) più le tre province. Il «cda» è composto da tre dirigenti per ogni provincia (oltre alla Maramotti, i sindaci di Ventasso e Quattro Castella Antonio Manari e Andrea Tagliavini). Poi c’è la «cabina di regia» composta da nove soggetti tra Gal e associazioni di categoria (Confesercenti, Cna e Confcommercio). Infine presto sarà formata (le convocazioni partiranno a breve) una consulta formata da associazioni culturali e consorzi. «Partiamo da una buona base – illustra la Maramotti –. Il turismo è incrementato e lo dicono le cifre: in città le presenze sono state attestate a 336mila nel 2016, il 12% in più rispetto al 2015 (299.866) così come in provincia dove lo scorso anno abbiamo avuto 674.839 presenze rispetto alle 552.741 dell’anno prima. Un aumento del 22,1%. Quelle del 2017? La rilevazione spettava a dipendenti della Provincia ora in Regione. Ci stiamo riorganizzando: da gennaio saremo inflessibili e saranno aggiornate in tempo reale».

Ma come si incentiva il turismo? «Le istituzioni – chiosa la Maramotti – non fanno impresa. Possono però fare da trait-d’union per le sinergie con e tra privati. Che non hanno bisogno di indicazioni per capire cos’è remunerativo. Un esempio è la seggiovia Febbio 2000 che investendo ha attirato migliaia di persone quest’estate. Un altro obiettivo è mettere in collegamento i nostri castelli con quelli del Ducato di Parma e Piacenza. Forse dirò una banalità, ma pare che non lo sia: per valorizzarli, devono essere aperti perché i turisti arrivano sempre. Dobbiamo coniugare l’offerta enogastronomica e i pernottamenti con le offerte culturali: solo così si fa turismo, altrimenti sono solo visite, che portano soldi, ma non spostano gli equilibri».